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La scala di Shepard Frammenti di canone ascendente Clinamen, Firenze, 2007
di Luciano Rossi
Nel 1994 Rossi conosce ad Ascona Douglas Hofstadter, autore del celebratissimo saggio Goedel Escher e Bach – Un’eterna ghirlanda brillante. Tale “ghirlanda” è un canone eternamente ascendente che trova una sua traduzione musicale ne La Scala di Shepard. Il romanzo di Rossi, che da questa prende il titolo, racconta la prosecuzione della loro ricerca, ossia traduce in una storia, che assume aspetti misteriosi e inquietanti, lo sforzo rischioso dell’uomo sul sentiero della conoscenza. Il romanzo, scritto nell’arco di undici anni, dal 1996 al 2006, è il risultato di una polifonia complessa in cui l’espressione letteraria s’intreccia con la ricerca scientifica e filosofica. Trasversale però ad ogni livello o genere corre l’unico vero protagonista della storia: la ricerca della conoscenza ultima, che gli dei hanno negato all’uomo. Ma qual è il racconto che Rossi ci consegna? A un piccolo editore di provincia si presenta un docente universitario con un romanzo da pubblicare. Ma in lui ci sono i segni della paura. Di cosa? Forse il manoscritto lo rivelerà. Incuriosito, l’editore comincia a leggere. Scopre così che in un’immaginaria Università della Magna Grecia un giovane studente è impaurito dagli strani fenomeni che accadono attorno a lui e insospettito dal comportamento di due insoliti docenti. Verrà però coinvolto nella loro vicenda, quando riceverà in dono, da uno dei due, uno studio sulla Sincronicità junghiana, con il mandato di proseguire tale ricerca e pubblicarne i risultati. Subito si accorge che questo progetto incontra ostacoli che egli crede opposti sia dagli dei dell’antica Grecia, sia da personaggi ben più concreti. Questi vogliono impedire la pubblicazione della ricerca e lo minacciano di morte. Follia? Forse. Ma pochi giorni prima che la pubblicazione vada alle stampe, l’autore viene davvero ucciso e il manoscritto rubato. Qualcuno ha voluto far sparire quella ricerca; la Scala di Shepard rischia di essere interrotta. Questi gli elementi iniziali di uno scritto in cui il tema filosofico della ricerca inutile e senza fine viene accolto in una storia, sulle cui pagine si snoda, e forse si compone, la dialettica senza fine fra opposti in apparenza irriducibili: disperazione e speranza, assurdo e mistero, caduta ed eterno ricominciamento, eroico sforzo e indifferente apatia. La stessa polifonia dei generi (saggio, narrativa, teatro, sogno) ci dà il ritratto a tutto tondo di un’epoca e sta a testimoniare la babele dell’uomo, ma anche la sua ostinata vastità e volontà di composizione. Una conclusione ottimistica? Forse sì, perché la scala di Shepard che rappresenta l’evoluzione della conoscenza umana continua a salire inarrestabile, nonostante tutti gli ostacoli. Per quale misterioso artifizio?
“Potete allora considerare Senior, Adelphi e me stesso come tre ottave di un canone eternamente ascendente. A noi è infatti accaduto come nella scala di Shepard, in cui, mentre una voce esce dall’alto, un’altra entra dal basso, e non permette che una vita si chiuda nell’oblio e la sua musica finisca” (Due cicli di scala di Shepard, trascritta per pianoforte) --------------
Luciano Rossi, ingegnere, psicoterapeuta e scrittore, è dal 1977 docente universitario di Metodologia delle Scienze Umane, prima a Parma, poi a Urbino. Ha pubblicato: Una metodologia per le scienze umane, Casanova, Parma, 1979; Negazioni, Quattroventi, Urbino, 1992, Psicodialettica, Quattroventi, Urbino, 1999; Parole che curano, Siaca, Ferrara, 1999; Sed tantum dic verbo, ne “La scienza e la parola”, Scheiwiller, Milano, 2002. In pubblicazione: Il talento dell’impostore Munal, Clinamen, Firenze, 2007.
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