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psicologia ospedaliera

 

 

 

 

La valutazione dello stress nel paziente oncologico ospedalizzato – Uno studio sui parametri ansia e depressione

 

 

Dr. S. Manai, Dr.ssa B. Buralli, Dr. D. Amoroso, Dr. C. Aiosa

 

U.O.C. Oncologia Medica e U.O.C. Psicologia – Ospedale Versilia di Lido di Camaiore (Lu)

 

 

 

 

Il lavoro in oggetto nasce dall’intento di approfondire la conoscenza dei pazienti ricoverati presso la UOC Oncologia Medica dell’Ospedale Versilia di Lido di Camaiore e si colloca nell’ambito dell’esigenza condivisa di promuovere, anche nelle situazioni cliniche che registrano una gravità indiscussa,  un senso più esteso del concetto di qualità della vita.

Nel seguire questo fine, si è registrata la necessità di individuare una visione globale del degente, valutando il paziente ospedalizzato nella sua interezza psico-fisica, con l’indubbia ambizione di avviare una prima analisi in grado di cogliere uno spettro originario della “realtà emotiva” dello stesso reparto. Si è optato quindi per l’utilizzo di strumenti condivisi dalla comunità scientifica internazionale, in grado di evidenziare le peculiarità emotive dei pazienti in oggetto. Tra tutti, abbiamo privilegiato un modello ad ampia diffusione nelle ricerche psiconcologiche: l’Hospital Anxiety Depression Scale.

L’HADS è un questionario specificamente sviluppato per riconoscere stati d’ansia e di depressione in pazienti affetti da malattie organiche, con l’esclusione dalle aree di indagine degli indicatori somatici di distress psicologico, quali ad esempio cefalea, insonnia, perdita di peso, che possono essere legati alla presenza della malattia organica stessa o una conseguenza degli interventi terapeutici. Lo strumento è composto da due scale a 7 items, una per la valutazione dell’ansia e l’altra per la valutazione della depressione. Per ciascuna affermazione al paziente viene chiesto di indicare quale fra quattro possibili opzioni descrive meglio il suo stato emotivo.

In genere la compilazione del questionario è affidata allo stesso paziente. Nel nostro caso, la somministrazione è stata effettuata quasi sempre dallo psicologo presente in reparto.

Tale scelta è stata dettata da molteplici ragioni. In prima battuta, si è raccolta e condivisa un’esigenza dei pazienti, i quali hanno senza dubbio prediletto le opportunità offerte dal colloquio clinico rispetto alla mera compilazione del questionario. L’indagine ha quindi assunto in reparto un’ampia valenza relazionale nonchè di espressione emotiva, che ha consentito l’ampliamento di alcune tematiche personali dello stesso paziente, soprattutto nei protocolli “a rischio”. Ciò, nella piena salvaguardia del rigore metodologico indispensabile per la rilevazione.

La finalità del monitoraggio effettuato sui livelli di ansia e di depressione è stata quella di riuscire ad individuare programmi, progetti ed interventi personalizzati capaci di considerare la persona in regime di ricovero quale individuo intero, nella sua specificità organica e fisica, psicologica ed umana.

L’elaborazione di questo primo lavoro, tuttora in corso, ha preso in considerazione un campione di 80 soggetti di età compresa tra i 32 ed i 93 anni afferenti al reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale Versilia,  analizzati a partire dall’agosto fino al dicembre 2005. All’interno dello studio, abbiamo considerato una scala relativa al Distress e le dimensioni di Ansia e Depressione. A partire da questo, si è ulteriormente esaminata quella parte dello stesso campione che ha rivelato la presenza di valori statistici superiori ad un cut-off  medio individuato dallo strumento.

Concludendo, possiamo affermare che i valori medi registrati si collocano al di sotto del cut-off determinato dallo strumento, accostandosi tuttavia alla soglia di allarme. Più in particolare, i pazienti oncologici segnalano una maggior sensibilità ad aspetti depressivi. Ciò che ha colpito in maggior misura la nostra attenzione, ha riguardato un’analisi più dettagliata dei valori ottenuti. In questo senso, si è evinto che circa il 41 per cento del campione totale riportava dati di evidente ed accentuata sensibilità allo stress. Stante la significatività di ciò, si è proceduto a un ulteriore approfondimento dei risultati ottenuti.

In questo modo si è potuto comprendere  che, se è vero che una parte dei pazienti ospedalizzati ben tollera la sintomatologia clinica connessa allo stress dell’evento malattia, un’altra parte significativa del campione presenta livelli decisamente accentuati di ansia, depressione e stress generalizzato. Sono soprattutto le donne che mostrano con preoccupazione detti sintomi clinici, con particolare rimando ad aspetti depressivi. Assistiamo quindi ad un andamento dello stress che si muove da una discreta tollerabilità, da parte del paziente, a un picco di allarme molto accentuato, senza gradualità alcuna tra lo stato di relativo benessere a quello di deciso disagio.

Se prendiamo infine in considerazione le fasce di età dei pazienti che hanno partecipato alla ricerca, osserviamo che i soggetti più sensibili allo stress hanno un’età compresa tra i quaranta ed i sessanta anni, così come i pazienti oncologici ultraottantenni, per i quali si raggiunge il grado più elevato di disagio psicologico.

Pazienti di età compresa tra i venti ed i quaranta anni e pazienti tra i sessanta e gli ottanta anni risultano invece affrontare l’evento cancro con una maggiore tolleranza allo stress, riportando numeri all’interno di quello che è il range medio individuato dallo strumento.  

Dati di grande interesse si osservano dall’analisi delle sottoscale: Ansia e Depressione. Qui, emerge con chiarezza che se l’ansia costituisce un fattore di stress per la popolazione di pazienti compresa tra i quaranta ed i sessanta anni, ancor di più è la depressione a determinare il più grande fattore di disagio psicologico per questa categoria di pazienti.

I dati rilevati al momento hanno imposto con indiscutibile evidenza quanto il disagio psicologico appartenga, in assoluto, alla popolazione femminile; e, più in particolare, la popolazione ultraottantenne, per la quale risulta difficilmente tollerabile il grado di stress causato dalla malattia. Per questo tipo di pazienti si renderebbe quindi indispensabile un approfondimento e un supporto di tipo clinico. Se è vero infatti che i livelli di ansia appaiono allarmanti, ancor più preoccupanti risultano i dati sugli aspetti depressivi, i quali toccano punte molto alte e vanno a costituire, senza ombra di dubbio, l’aspetto di maggior urgenza nell’intervento clinico individualizzato ad hoc sul singolo paziente.