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etnopsicologia
Riflessioni culturali comparative sul
problema del maternage multiplo
(pubblicato in Psycosocial Process, Vol
3°, n.1, 1974 ) Mi hanno chiesto di riprendere le osservazioni
interculturali che avevo fatto per vedere se qualcuno degli elementi in
esse contenuti avessero potuto contribuire a chiarificare i problemi
sollevati dall'educazione dei bambini lontani da casa e dalla famiglia;
ed, in particolare di esaminare le conseguenze del maternage multiplo,
allorché più di una persona è responsabilizzata a dare una risposta ai
primi bisogni ed alle prime esigenze dl benessere del bambino. Quali sono le conseguenze, più tardi, sullo sviluppo
della personalità? Ed ancora, può il maternage multiplo avere una
influenza determinante sull'integrità emozionale e sulle funzioni
dell'Io? A questo proposito occorrerebbe dire che le
osservazioni fatte in questa o in quella cultura non sono sempre
generalizzabili poiché certi concetti che noi abbiamo fatto nostri
provengono dalle nostre istituzioni tradizionali e contengono una scala
di valori che non è detto sia applicabile in altri settori, in diverse
condizioni socio economiche, e ciò grosso modo in una biosfera diversa. Con il concetto di biosfera si cerca di circoscrivere
il clima emozionale del contesto, l'orientamento dei valori culturali, i
principi morali, le tecniche attuali secondo le quali sono svolte le
attività di sussistenza , nonché il momento storico. Le variazioni presenti nell'habitus sociale e nei
"tipi" essenziali del modo
di vivere - e, in fondo, la istituzione degli asili nido non è che un
segno di una modificazione del modo di vivere e delle condizioni socio
economiche - comportano delle variazioni nel modo di pensare nel
comportamento, nell'insieme delle difese culturali sintoniche, nelle
relazioni interpersonali e infine, e non è certo questa la modifica di
minor peso, nella scelta del sintomo. Si potrebbe includere fra queste
modificazioni anche l'acting out. Ora qualche esempio che deriva dal mio
lavoro di antropologo, ma vedrò di esporre anche un caso o due di
pazienti che sono stati educati dalla nostra cultura e che sembrano aver
vissuto, in qualche maniera, una esperienza di maternage multiplo.
In primo luogo concentrerò la mia attenzione sul
problema dell' entità dell'interferenza che una pluralità di rapporti
maternali può avere con l'attitudine dell'individuo a mantenere più
tardi, nella sua vita, relazioni stabili. Ciò mi conduce al concetto di amore oggettuale ed alla
posizione centrale, per la psicoanalisi, dell'investimento e della
costanza dell'oggetto per ciò che concerne l'economia psichica e la
distribuzione della libido. Le analisi sociologiche ci rendono edotti del fatto
che il concetto di relazione oggettuale " va inscritto in una
costellazione storica e sociale specifica. Ciò ci porta a confrontarci con una questione che ha
in sé tracce di attribuzioni e di valori in base ai quali la permanenza
dell'oggetto sembra una buona cosa, ed il suo contrario una cosa
cattiva. Il problema quindi è : questo modo di pensare è prigioniero di
ideologie legate alla nostra cultura ed a categorie normative? In altri termini, questi interrogativi sollevano il
delicato problema delle premesse etiche che sottendono le ipotesi
scientifiche - e, nel nostro caso, le ipotesi psicoanalitiche. Pensando a ciò mi è tornato in mente il tempo che ho
passato in un villaggio nel nord della Thailandia in cui i genitori
hanno la tendenza a dire che loro "non si preoccupano di allevare i loro
figli". Questo mi pare sia un modo di dire, poiché nella stessa regione
si sentono i bambini affermare la loro riconoscenza verso i loro parenti
delle generazioni precedenti. Il mio principale informatore era una studente di
appena 20 anni, educato, collaborativo e che aveva ben compreso i miei
fini. Egli apprezzava molto i benefici che a lui derivavano dal fatto di
lavorare con me, sentendosi responsabile e molto fiero di essere stato
scelto per questo lavoro. Dopo qualche settimana di questa relazione, che mi era
sembrata relativamente occasionale, lui mi diede un pacchettino che non
avrei dovuto aprire in sua presenza. Quando lui andò via io lo scartai e
fui sorpreso del suo contenuto. C'era una piccola statua di Buddha con
una foto di lui con il vestito giallo da novizio della religione
buddista, segno dei riti di transizione legati al ciclo della vita (
P,I7 ). Sul retro della fotografia egli aveva scritto "Al mio
caro padre", riferendosi a me. Ora io non voglio studiare gli elementi di
controtransfert presenti in simili circostanze.
Essi si riferiscono ad un altro argomento, benché non
sia del tutto indifferente il fatto che ci sia più di un padre e più di
una madre a sua disposizione, e semmai pronti ad avviare con lui
un'azione educativa. Ciò che ci interessa è che lui aveva agito in
conformità ad un uso abituale presso i Thailandesi: egli cioè aveva
adottato un genitore. Un po' di tempo dopo seppi che quel gesto era stato
tutt' altro che gratuito poiché implicava degli obblighi ed una sorta di
accordo contrattuale. Questa pratica continua ancor oggi e molti
thailandesi, da me sollecitati, mi hanno detto che essa serve di solito
ad ottenere un vantaggio sociale e materiale, ma che se un giovane vuole
adottare un genitore con l'intenzione di cambiare qualcosa nelle sue
condizioni di vita, ciò può essere fatto solo all'interno di certi li
miti. La persona sollecitata raramente rifiuta questo favore e si fa
carico solo di alcune responsabilità genitoriali. A questo punto possiamo chiederci: quali condizioni
educative dell'infanzia possono condurre a questo tipo di lega me veloce
e relativamente indefinito con dei sostituti delle figure genitoriali?. Da quello che ho compreso le famiglie thailandesi
hanno una struttura molto larga, fatta di molti parenti che vivono nello
stesso villaggio. Ciò permette ai bambini di andare in giro nel gruppo
familiare mangiando qui, dormendo in un'altra casa, aiutando qualche
altro parente mentre questo lavora i campi. In queste famiglie il marito è spesso assente e molte
donne con i loro bambini abitano con gli anziani e con altri parenti. Il
mio informatore non si era mai posto il problema di chi fosse figlio
prima che io stesso non ebbi sollevato con lui il problema. Ciò perché
le condizioni reali della vita sociale in Thailandia non si basano sulle
dottrine e sulle pratiche educative alle quali noi diamo tanta
importanza. La diversa routine delle abitudini sociali e delle
relazioni interpersonali è in armonia con una più grande varietà di
scariche istintuali e dl investimenti d'oggetto. Questo voleva dire il mio informatore quando
sottolineava che non si trattava di sapere se egli apparteneva a delle
persone specifiche poiché egli sentiva di appartenere ad una famiglia
allargata. Era il primogenito e lo sapeva, anche se non ricordava
che prima del compimento del suo secondo anno di vita era stato affidato
alle donne dei suoi nonni e dei suoi zii pa terni che si erano presa
molta cura di lui. Mi descrisse il suo andirivieni fra le diverse case
del villaggio. Egli ave va appreso da altre fonti che i thailandesi
possono dare in affidamento i propri bambini ad altri membri della
famiglia, Presso i thailandesi la separazione e la libera scelta
nell'attaccamento sembrano essere un costume accettato. Questo legame,
una volta creato, mi sembra come minimo artificiale poiché non presenta
alcuna caratteristica di permanenza, né una profondità tale da condurre
ad una disillusione traumatica visibile. Queste cose ci suggeriscono che le caratteristiche
personali di ognuno hanno le loro radici in condizioni che sono
socio-specifiche e che il bambino è inevitabilmente esposto a questi
agenti organizzatori al servizio della spinta evolutiva. Dopo tutto, i
lavori di Spitz , di Erikson e di altri autori ci hanno permesso di
vedere i diversi effetti di un differente modo di rapporto emozionale
durante la prima infanzia. Quando non vi è una costituzione di introietti stabili
ciò lascia delle tracce nello sviluppo dell'Io e nelle difese
che si instaurano. Tuttavia lo studio dello sviluppo individuale
in una biosfera diversa dalla nostra ci insegna che occorre darsi un
certo margine nell'interpretazione dei fatti. Laddove non vi è
formazione di legami oggettuali stabili c'è poco posto per il senso di
colpa rispetto a coloro che si può ferire o colpire. Le persone si
sentono, in ultima istanza, responsabili unicamente di fronte a se
stesse. La vergogna, invece, sembra possedere una funzione più
regolatrice per via del radicamento dell'affetto nelle relazioni
sociali. Cosicchè il mio giovane informatore pensava a malapena
a suo padre ed agli altri membri della sua famiglia nucleare da quando
li aveva abbandonati, ed egli aveva la sensazione - che non gli
procurava alcun sentimento di apprensione visibile - di averlo fatto
durante la sua prima infanzia, Ma egli si sentiva obbligato a conformarsi a
determinati costumi per salvaguardare la sua posizione e per mantenere
la stima di sè, attitudine modellata sulle sue esperienze precoci e le
regole centrate sulla vergogna. Un proverbio thailandese "Non affidare il tuo amore ad
un'ombra" riflette in gran parte il dubbio di vedere le pulsioni
distruttrici proiettate sulla madre o sulle madri instabili di cui non
ci si può fidare. Gettiamo ora un rapido sguardo su altre culture a
scopo comparativo. Robert Levj è stato per ventisei mesi in due comunità
del gruppo di isole polinesiane di Traiti. Secondo lui anche qui le
condizioni sono quelle di un maternage multiplo. I bambini fra i 3 e i 5 anni non sono più riconosciuti
culturalmente come dei bebè e sono velocemente del tutto espulsi dalla
relazione stretta con la madre, relazione che fino a quel momento è
prevalente, per ritrovarsi in una rete di educatori diffusi che può
includere altri bambini, i cugini, delle giovani zie o degli zii. I genitori sono in qualche modo esterni a questo
sistema e si limitano, il più delle volte, a controllarne gli abusi. Il passaggio da un legame stretto e dipendente con la
madre alla presa in carico da parte di bambini più grandi e di
adolescenti (soprattutto da parte di ragazze ) è spesso stressante per
il bambino, lo testimoniano le crisi di collera che si alternano a
momenti di comporta mento apatico, ma presto ne segue un adattamento del
bambino alle nuove condizioni. Occorre notare che la rete di presa in
carico abitualmente non fornisce una nuova "madre", ma un gruppo di
persone che, attraverso il loro comportamento, si fanno carico,
frustrano e puniscono. La separazione dal legame con la madre appare
agli occhi del bambino come un prodotto del "sistema" degli altri che si
interpongono fra lui e la madre. Ed è tipico ricordare l'infanzia come
qualcosa di opprimente per via di tutte queste figure alle quali
occorreva tener testa.... - Ciò che resta della separazione dalla madre
non può essere elaborato o modulato nelle esperienze di separazione o di
oblio successive né in una reale interazione di tipo edipico. Si è
abbandonati con delle tracce diffuse di colpa primitiva e di paura di
essere aggrediti, molto ben controllate e generalmente lontane dalla
coscienza. Questo quadro generale ci riporta, mi pare, ai
problemi degli Asili Nido e delle scuole materne poiché ci fa vedere che
uno degli oggetti della separazione precoce e del maternage multiplo si
esprime in una corrente sotterranea di vergogna ed in una interazione
funzionale tendente ad un adattamento formale, ma non integrato. Dal
punto di vista delle funzioni cognitive ed integrati ve si può
riconoscere , nel bambino tailandese o tahitiano, un certo stile che
permette il mantenimento delle conquiste dell'Io e la padronanza dei
conflitti all'interno del gruppo culturale. Ma cosa c'è da imparare da
queste cose, da parte di una istituzione sociale che agisce in
circostanze realmente differenti? Prima di riprendere la discussione su
questo punto vorrei farvi un rapido ritratto di una donna, appartenente
alla nostra società, che ha avuto anch'essa relazioni relativamente
passeggere, irrealistiche, superficiali per via delle esperienze della
sua infanzia con differenti bambinaie. Questa donna venne da me per la prima volta allorché
entrava nei suoi quarant'anni. Era particolarmente preoccupata a causa
del divorzio da suo marito, un uomo molto più anziano di lei. Era già
stata sposata. La morte del suo primo marito non le aveva provocato
alcuna reazione, anche se lei sosteneva di averlo amato. Pensava
raramente a lui ed altrettanto faceva con i suoi tre figli, tanto che
non ne fece parola durante la prima visita. Il suo legame più visibile sembrava essere quello per
un cane che era il suo inseparabile amico. Quando dopo un poco questo
cane andò perso e successivamente fu ritrovato schiacciato da una
macchina, lei rimase profondamente scossa, anche se da parte mia, fui
profondamente impressionato dalla rapidità con la quale sembrò
dimenticarsi successivamente anche del cane. All'infuori di questi legami fragili, superficiali e
frammentari che lei aveva con la famiglia o con il suo cane, sembrava
soprattutto preoccupata dal desiderio di essere accettata, di fare le
cose "a modo" e di vivere conformemente a quelle che pensava fossero le
proprie aspirazioni. Il suo senso di "insufficienza" si esprimeva nella sua
adesione a quello che io chiamavo "il suo compito" poiché la
rappresentazione (7) visibilmente labile che lei aveva di se stessa
sembrava determinata da ciò che lei pensava fossero "le cose che
bisognava fare". Queste decisioni, ad esempio, erano prese secondo
criteri di proiezione o di pressione da parte del contesto. Il mantenimento della sua identità si reggeva in gran
parte sull'esecuzione di determinate performance piuttosto che sul senso
del proprio Sé. Lei doveva portare i vestiti che "bisognava" portare,
spedire le lettere di ringraziamento che "bisognava" spedire, etc.
C'erano elementi masochisti ed ossessivi di tipo primitivo con dei
tratti di avidità orale, che determinavano queste risposte affettive. La sua dipendenza si manifestava nella sua preferenza
per il possesso di oggetti inanimati, piuttosto che animati. Ciò che non
poteva ottenere da un cane. Io otteneva da un servizio di porcellana o
da un nuovo cappotto, anche se ciò avveniva in un modo che non era
veramente dettato dalla sua impulsività. C'era un'alienazione nelle sue attitudini funzionali
ed emozionali riguardo alle persone, che non si ritrovava, neanche
lontanamente, in maniera così evidente allorché si trattava di oggetti
inanimati. Si potrebbero ritrovare le radici eziologiche dello
sviluppo emozionale e dello stato psicologico di questa donna negli
scacchi subiti e nelle cure insufficienti di una madre che rientra nel
quadro delle "donne-bambine ". Praticamente dalla sua nascita questa
paziente fu affidata ad una serie di bambinaie e di governanti e,
durante le vacanze, a numerosi parenti, La madre aveva l'abitudine di criticare questi aiuti,
ciò provocava numerosi cambiamenti, ma mai si era sentita in dovere di
offrire alla sua giovane figlia un'immagine di sè, di madre consistente.
Solo la sua incostanza era costante. Quando la paziente aveva solo
quattro anni, nacque un fratello e la mancanza di attenzione e di cure
materne divenne ancora più significativa. La scena continuamente in
movimento contribuì a rinforzare l'influenza che l'eterogeneità degli
oggetti introiettati aveva in lei, e lasciò delle tracce sulla sua vita
successiva. Tracce che consistettero nell'impossibilità di
stabilire qualsiasi specie di rapporto interpersonale soddisfacente e
nella sua incapacità ad esprimere una sincera reazione di dolore e di
dispiacere di fronte alla perdita di un amico o di un parente. La sua implicazione emotiva era limitata, cosi come la
maturazione del suo lo era stata visibilmente devitalizzata, a causa
dell'influenza del contesto che non aveva permesso lo stabilizzarsi di
identificazioni durature e positive. I suoi legami libidici sembravano oscuri, ma erano di
fatto pressoché meccanici" - ricordatevi dei suoi compiti" - poiché lei
doveva preservare se stessa contro l'eventualità di nuove perdite
oggettuali. In questa circostanza di nuovo ci siamo ricordati del
proverbio tahitiano che in questo caso potrebbe essere così ridefinito :
"Non investire il tuo amore in un'ombra". La questione che si pone adesso è quella di sapere se
questo tipo di disinvestimento nelle relazioni oggettuali sia il frutto
di un ritiro basato sul fatto di essere stata ferita in maniera più o
meno continuativa durante la prima infanzia. La risposta non è facile poiché ciò che appare come un
difetto nello sviluppo dell'Io, nel caso della nostra paziente, potrebbe
essere considerato come perfettamente adattato alle domande che vengono
dalla società in circostanze socio-culturali diverse, così come
testimoniato dall'esempio fatto prima del la cultura tailandese. Se ci
poniamo di fronte ad una realtà sociale diversa dalla nostra, sembra
perfettamente chiaro che lo schema di maturazione dell'Io è in gran
parte determinato contemporaneamente da fattori predisponenti, dalle
difese nonché dalle sublimazioni che siano culturalmente sintoniche ed
utilizzabili. Si può senza pericolo, affermare che anche noi colleghiamo
una certa idea di "salute" a quelle capacità del l'Io che entrano nella
scala di valori più tipica del nostro specifico orientamento
socio-culturale. Conformarsi alle norme comporta delle funzioni
adattive e in certa misura "autoconservatrici"; ciò in termini
sociologici fa parte dello schema di integrazione del sistema. (15) Messa in questi termini la nostra conclusione potrebbe
essere che il maternage multiplo incoraggia la diffusione dei legami
libidici, cosi come è mostrato dai due esempi che abbiamo fatto. Si
potrebbe descriverlo come uno sforzo emozionale per adattarsi
efficacemente alle norme e, di fatto, alle reali convinzioni della
biosfera. In talune società in cui l'unità tradizionale della famiglia
travalica l'ambito della famiglia nucleare ed in cui le nonne, le zie,
gli altri parenti, e le stesse governanti e bambinaie sono considerate
come membri del la casa non è solo la diade di base madre-bambino che è
responsabile del benessere psichico e fisico del bambino stesso. Occorre tenere questo in mente quando si riflette sul
fatto che la teoria psicoanalitica afferma che la madre è la figura
chiave durante le fasi pre-edipiche dello sviluppo del bambino. Ciò come
abbiamo visto non accade in tutte le culture. Il fatto è che le condizioni di vita delle famiglie
allargate differiscono dalle condizioni della vita coniugale così come
la psicoanalisi dà per scontato che siano. E ciò può dar luogo, come ho cercato di far vedere in
un altro mio lavoro (13),a conseguenze particolari legate alla diversità
della struttura famigliare allargata. Non voglio qui tornare sul fatto della variabilità
della nozione di salute del bambino e sulle sue ben note implicazioni,
se non per ricordare che in molte culture vi è l'usanza di affidare i
bambini a dei genitori adottivi, che spesso non hanno alcuna relazione
di parentela con i bambini stessi. Ciò era molto frequente nel 1700 in Francia ed in
Inghilterra, per esempio. L'istituzione della balia, che è legata a
questo fenomeno e che, insieme ad esso, ci interessa in quanto
pertinente al nostro ragionamento, è stata studiata in maniera esemplare
da Gethorne - Hard. Presso altre culture vi è l'istituzione di una
reciprocità nell'educazione. Ho avuto modo di constatarlo
nell'arcipelago indonesiano di Mentawei ed ho avuto informazioni di
prima mano in proposito da parte di cinesi originari della regione di
Toy Bhan (II). Qualcosa di simile è stato descritto esserci nei paesi
del l'Italia meridionale, nell'Africa occidentale, in Portorico e
altrove. Per far comprendere i problemi di confusione di cui
può risentire un bambino allevato in una famiglia allargata, io
descriverò ora alcuni tratti socio-psicologici detratti dall' analisi di
un uomo la cui famiglia, originaria dell' Italia meridionale,
si è inserita piuttosto bene negli USA, anche se ha mantenuto
alcuni tratti tipici della cultura d'origine (5,14). Il mio paziente era il più anziano della sua
generazione. La sua famiglia viveva nella stessa casa in cui viveva la
famiglia della sorella di sua madre. Nell'appartamento a fianco vivevano
i nonni materni e una zia non sposata. I parenti del marito abitavano in
un appartamento situato in un edificio poco più lontano. La cugina germana della madre era madrina ed era
chiamata "comà"
(comare), e faceva funzioni di seconda madre. C' era anche la sorella più giovane del padre che
svolgeva un ruolo simile a quello di questa cugina. In questo clima le
abitudini e le credenze dell'Italia meridionale predominavano. Una delle nonne era convinta di essere ancora sotto il
potere del malocchio. Vi era una tenue lealtà familiare nei confronti dei
parenti acquisiti, tant'è vero che le persone che non facevano par te di
questa cerchia, molto estesa, di legami di sangue erano considerate
indegne di fiducia o come potenziali finti di pericolo, dato che
l'aggressione era stata proiettata al di fuori della cerchia famigliare.
La nonna paterna non era considerata molto vicina a
questa cerchia. Secondo il mio paziente, era sempre arrabbiata. Può
darsi che questa donna presentasse alcuni tratti paranoidei, anche se,
data la tendenza al sospetto, tipica di questa cultura, il suo
comportamento non era certo in stridente contrasto con la generale
abitudine al sospetto e all'incertezza. Il bambino, circondato da queste donne con funzioni
materne, o con funzioni sostitutive di quelle materne, generose,
calorose e seduttrici attraverso le loro "stuzzicherie", era portato a
vedere nella propria madre la loro controparte, e ciò contribuiva alla
scissione dell'immagine materna, che già era diffusa, in un insieme di
partner erotiche, generose, e sessualmente pericolose, aumentando così
la tendenza all' istintualità presente contemporaneamente sia nelle
rappresentazioni del Sé che in quelle oggettuali. In base alle norme culturali generali, era il padre
soprattutto ad essere associato con dei tratti di dimostrazione
aggressiva. Per esempio il paziente si ricordava che suo padre
aveva annegato dei gattini appena nati, che aveva preso a calci un cane,
anche se raramente aveva picchiato i suoi figli. Senza entrare in dettagli più ampi la scena evidenzia
una certa quantità di correnti emozionali e percettive che hanno
interferito con l'ulteriore sviluppo di una differenziazione oggettuale
e che si sono costituiti come precursori di riferimenti e attitudini
fortemente connotate narcisisticamente, accompagnate da un incessante
bisogno di accettazione, di approvazione e di popolarità. Tuttavia sarebbe difficile fare una diagnosi di
patologia a partire da questi tratti, a parte una certa reazione
nevrotica che lo poneva in disarrnonia con la costellazione
psicoculturale dominante nel suo contesto. Tutto, anzi, si integrava nel sentimento culturale
comune di amor sacro e amor profano, di madonne che vanno verso la
prostituta, di fate buone che vanno verso la strega. L'intrusione invadente e in qualche maniera
conturbante delle diverse figure materne unite a un padre veramente
aggressivo sembravano responsabili della sua attitudine men che rudi
mentale a sopportare l'emotività. Egli si serviva di oggetti
narcisistici (non solo delle donne, ma anche degli oggetti inanimati da
lui posseduti) come supporto libidico, nel senso che se ne serviva come
complemento nel suo Sé e dell'immagine del suo corpo. Per esempio, fare
l'amore di fronte ad uno specchio era per lui una delle esperienze più
gratificanti, ma anche, senza alcun dubbio, delle più rassicuranti. A parte una o due eccezioni, i suoi legami erano
sporadici, quasi accidentali, come se fossero dei battelli che passano
nella notte. Questi avvenimenti passeggeri sembravano spesso
assumere la forma di deliberate ripetizioni di lontane impressioni con
scomparsa e ricompensa delle diverse donne, madri, nonne zie della sua
vita di bambino. Ma ora sembrava aver preso una nuova strada ed invece
di fronteggiare lo shock e l'angoscia dell' osservatore passivo sembrava
aver trasformato questo sentimento di smarrimento e di frustrazione in
un rifiuto per ritiro o disattenzione. Per contrasto, i suoi legami forti e stabili con gli
altri uomini erano un residuo, o meglio, una ripetizione della fase
precoce di differenziazione dell'oggetto - Sé. Più in particolare, le
sue amicizie virili testimoniano la presenza di un elemento simbiotico :
e così c'erano viaggi insieme, week-end passati insieme ai compagni di
golf, mangiare insieme. Questa sorta di "comparto maschile" nasceva in un
contesto tradizionale, anche se ciò nascondeva precariamente i suoi
conflitti legati alle sue relazioni amorose. Reali o fantastiche, le sue
amicizie omoerotiche velate avevano su di lui un impatto più consistente
dei suoi incontri sessuali. Con i suoi amici egli aveva la sensazione di
appartenenza, in questo modo erano riattivati i suoi desideri inconsci,
passivi nei confronti del padre. Sembrava che egli fosse divenuto virile, poiché ciò
aveva un significato organizzatore ausiliario dell'Io, che poteva essere
interpretato come un senso del Sé preso a prestito. Un'analisi più approfondita rivelò che si trattava di
una forma particolare di difesa contro un sentimento fusionale con una
madre fallica ed invadente. Questa interpretazione fu provocata da un fatto
importante che gli accadde con una delle sue amiche che, dopo un certo
numero di mesi passati con lui, gli chiese di sposarla. In seguito a questa richiesta egli mi sembrò più
invaso e più sensibile all'angoscia di quanto non lo fosse stato prima
coscientemente. Questo fatto contribuì, altresì, a far vedere
chiaramente la sua insicurezza in merito all'immagine che egli aveva di
sè, insicurezza dalla quale era stato, fino a quel punto, protetto per
via delle sue amicizie maschili. Usando una formulazione più generale, si potrebbe dire
che una delle condizioni necessarie affinché si abbia un solido senso
del Se e dei confini dell'Io è che ci sia stata una introiezione e che,
conseguentemente, il personaggio materno sia riconosciuto come entità
indipendente, nell'immagine materna introiettata e quindi come entità
che non minaccia scissioni nella propria immagine, e che non influenza
le funzioni dello Io e le risposte emozionali. In questo paziente, una delle ragioni del suo star
male non era solo nella confusione era la pluralità di persone che lo
avevano nutrito, cambiato ed addormentato, ma, e ciò è più importante,
se si guarda sotto la superficie, nel senso di costernazione legato al
tipo di cure di base che aveva ricevuto, al linguaggio del corpo, o, in
altre parole, alla permanenza dell'atmosfera originaria che esiste tra
madre e bambino. C'era stato, in questo caso, un maternage diffuso che
all' inizio si era costituito come un insieme di cure continue, anche se
poco pregnanti piuttosto che come qual maternage "sufficientemente buono
di cui parla Winnicott. Le osservazioni antropologiche e cliniche dovrebbero
aiutarci a giungere ad una qualche formulazione teorica. Io avrei potuto riferirmi anche ad altre situazioni,
per esempio alle esperienze dei Kibbutz, ma è stato già scitto molto in
proposito e mi pare più utile a questo punto esporre il mio punto di
vista teorico e ipotetico sulla scorta sia del materiale che ho raccolto
sul campo, sia del materiale che pro viene dai pazienti in analisi con
me. Esamineremo perciò ora alcune delle conclusioni
teoriche che è possibile dedurre da ciò che ho esposto fino ad ora. Mi pare che ci siano due approcci che si incrociano
nel nostro caso: è cioè da una parte delle considerazioni d'ordine
socioculturale e socioeconomico, e dall'altra il fatto dello sviluppo in
termini genetici; cioè bisogna tener conto del nostro sapere empirico
che va al di là di quelle che possono essere le influenze culturali e
che affronta i meccanismi della maturazione di base. Ma l'utilizzazione,
in termini dettagliati, della psicoanalisi sul piano puramente
metapsicologico sarebbe sterile qualora fosse deprivata dei modi secondo
i quali avviene l'esperienza specifica della biosfera individuale. Parafrasando D. Rapaport, ciascuna situazione - e nel
nostro caso si tratta del maternage multiplo - non può essere esaminata
solo dal punto di vista dell'Es o dell'Io, del conscio o dell'
inconscio. La situazione ha in sé delle "componenti nate dall' Io
conscio e inconscio, dall'Es, dal Super-Io, dalla realtà, etc". (18) Quale che sia la situazione culturale, un secondo
bambino sarà trattato diversamente dal primo, un bambino diversamente da
una bambina, dei gemelli in maniera diversa da un figlio unico. E allo
stesso modo, anche se capiamo che il bambino di 18 mesi è arrivato
all'apogeo dei suoi sentimenti di onnipotenza, le circostanze secondo le
quali si può presentare il suo ambiente variano a tal punto che i dati
esteriori finiscono con l'avere un effetto permanente e cumulativo sulle
sue passioni, sui suoi affetti, sulle motivazioni, le abitudini, sulle
conseguenze dell'ambivalenza e sulla costruzione dei sintomi nevrotici.
Il passaggio dall'onnipotenza magica al senso di realtà può essere
descritto in termini genetici, economici, dinamici, etc. Tuttavia,
quando io mi riferisco alle modalità dell'esperienza, è evidente che
nessun ambiente potrà evitare al bambino di confrontarsi con
l'esperienza di smarrimento, di disperazione e di disillusione e con la
simultanea valutazione del mondo per quello che è.
I prodromi di ciò che si potrebbe chiamare la
scissione e il subitaneo passaggio dal piacere al dispiacere, dalla
soddisfazione alla frustrazione, dovrebbero esser visti come la soglia
dell'esperienza dell'Io versus la conoscenza dell'altro o del momento in
cui la madre appare al bambino come una persona intera. Questo senso del Sé trova le sue basi nella presa di
coscienza a livello motorio, intellettuale e percettivo, proprio mentre
si definisce una visione più realista dell'esperienza interna e della
scena esteriore. Così, per il momento, dovrebbe esser chiaro che nello
stesso tempo in cui si organizza nel bambino una coerenza
nell'autorappresentazione ci si dovrebbe attendere in lui di pari passo
un certo livello di indipendenza. Ho detto "livello" perché è possibile pensare che, se
le cure di base consistenti nella poppata e nel cambio sono portate
avanti da più di una persona, e se l'insieme dei parenti impedisce la
responsabilizzazione da parte di una figura, responsabilizzazione
essenziale per la realizzazione di queste funzioni elementari, non si
avrà un' instaurazione stabile e senza ambivalenza della madre - o della
nutrice - in quanto rappresentazione d'oggetto. Vi sono forti possibilità che laddove i dati del
contesto sociale contribuiscono alla non completa differenziazione
psichica del bambino piccolo lì, se questo fenomeno continua ad
evolversi, le risposte affettive e la condotta dell'individuo potranno
risentirne fino al punto che ci potrebbe essere un impedimento nella
costituzione di una rappresentazione del Sé solida, nonché di una
differenziazione dell'Io. Ciò che io ho chiamato scissione si manifesta con una
manifestazione aperta di ambivalenza, attraverso dei cambiamenti di
umore che permettono l'espressione quasi simultanea dei sentimenti buoni
e cattivi. Secondo le nostre conoscenze attuali l'importanza
delle cause legate al contesto sociale e culturale nell'istituirsi del
controllo istintuale e nella differenziazione Io - Super Io è ancora
posta in discussione. Tuttavia i fatti tendono ad attribuire una importanza
maggiore, per la crescita del bambino, alla percezione sensoriale della
persona che fa le funzioni di madre, e l'esperienza sociale non sembra
chiaramente impressa come un oggetto reale che appartiene al mondo
reale. Questo sembra essere il caso in cui il bambino non ha
altri mezzi per ritornare a delle difese primitive se non i fantasmi
narcisistici - simbiotici e le soluzioni immaginarie che vanno nel senso
di un conflitto cronico, con delle restrizioni di tipo fobico o dei
tratti di carattere di tipo ossessivo, spesso confuso col pensiero
magico. In pratica l'estensione ed il senso di un tale
sviluppo variano grandemente e, se noi tenteremo di fare delle
estrapolazioni a partire dai dati comparativi, sarà solo per chiarire
alcuni aspetti del nostro lavoro. I dati essenziali sono molto chiari. Gli effetti sul
piano emozionale del maternage multiplo sembrano consistere in
rappresentazioni d'oggetto instabili, inconsce e "di là da venire" ed in
investimenti oggettuali. La formulazione di base, così come la vedo io, sembra
troppo primitiva: la delega dei poteri conduce a relazioni instabili. Il mio schema concettuale può solo servire a suggerire
un orientamento generale. Nel suo lavoro "Psicoanalisi e struttura sociale" T.
Parsons afferma: "In America i bambini della classe media, al contrario
di molti altri bambini, sono educati in famiglie nucleari ristrette, ed
isolati dagli altri bambini della loro età, sia da un punto di vista
abitativo, sia sotto altri punti di vista. La cerchia delle persone
importanti da un punto di vista emozionale, nelle quali il bambino può
fare i propri investimenti oggettuali, è molto piccolo: padre, madre più
uno, due o tre fratelli o sorelle. Fra questi personaggi la madre occupa un posto
centrale e particolare per entrambi i sessi poiché (in questo contesto)
non vi sono altre donne che svolgono un ruolo simile al suo...; inoltre
vi è una netta differenziazione fra le relazioni all'interno del nucleo
famigliare e quelle con l' esterno. Nel gruppo di gioco del vicinato e, più tardi, a
scuola il bambino deve "trovare un proprio livello" entrando in
competizione con gli altri... Con l'approssimarsi dell'età adulta il
giovane Americano così deve fronteggiare una situazione molto diversa da
quella dei giovani di molte altre società" (16). Sembra ora fuori discussione il fatto che questa
diversità poi si ripercuote sia sul piano delle sequenze secondo le
quali avviene l'identificazione, sia sullo sviluppo dell'Io, sia sui
legami emotivi e sullo stile secondo il quale si manifestano. Se il bambino è stato esposto troppo presto ad
un'altra cerchia di persone emozionalmente significative, in particolare
in quei mesi (subito dopo l'apogeo del suo senso di onnipotenza) in cui
è sottoposto alla prova di realtà più concreta; nonché durante il
periodo della rinuncia progressiva alla gratificazione del bisogni
pregenitali, il blocco o la restrizione che ne derivano sul piano della
possibilità di maturazione di un IO forte potrebbero influire
negativamente nella crescita psichica futura, o essere responsabili
dell'emergere di un deficit intrapsichico, relativamente ai valori della
nostra società, sul piano del processo di individualizzazione e della
maturità che segue all'ambivalenza. Tuttavia i modelli socioculturali diversi da quello
Americano presentano una serie di vantaggi su altri piani. L'organizzazione sociale è indispensabile. Ma, se la
cerchia degli individui emozionalmente significativi va al di là della
famiglia nucleare, ciò implica l'emergere dell'influsso di un insieme di
nuove variabili che influenza lo sviluppo nel suo insieme, così come
accade per le esperienze interindividuali. L'esempio del mio informatore tailandese o il quadro
che ho cercato di fare del mio paziente originario dell'Italia
meridionale sembrano confermare che le rappresentazioni conflittuali
presenti in una determinata cultura lasciano delle tracce nel processo
di identificazione e, più precisamente, nella struttura delle difese e
nei sistemi di adattamento culturalmente adeguati e specifici di una
determinata cultura. Il fatto che, in una atmosfera socioculturale
prevalente, l'insieme delle difese manifeste siano culturalmente
adeguate si badi ad esempio al "machismo" tipico dei paesi del Sud
America - non rappresenta necessariamente il segno di un equilibrio
efficace e sicuro, ma semplicemente la prova della capacità dell' Io di
utilizzare varie possibilità di comportamento. Occorre, allora diffidare del maternage multiplo in
nome della necessità di uno sviluppo
ottimale? Il passaggio dalla dipendenza dalla madre all'aiuto
materno presente delle variabili qualitative culturalmente definite,
così come delle variabili individuali. Noi in questa sede sottolineiamo il primo ordine di
variabili, anche se dovrebbe essere sottinteso che noi non possiamo non
affermare che è implicitamente l'esperienza ontogenetica, diversa per
ciascun individuo, ad essere responsabile dei mutamenti qualitativi
intrapsichici e dell'equilibrio fra forze interne ed esterne: il clima
emozionale quindi, anche se definito culturalmente, non può mai, come le
ricerche psicoanalitiche hanno dimostrato, essere stornato dallo
sviluppo specifico della
personalità dei singoli. Le regole, le categorie e le norme manifeste non
hanno, alcun valore, in quanto tali, nel definire le fonti di causalità
nei processi mentali. Esse definiscono solo la scena nella quale poi
l'individuo svolgerà le sue funzioni. Prendere in considerazione le variabili socioculturali
ed etniche ci aiuta solo a definire un sottofondo, o meglio un filtro
che ci permette di mettere a fuoco i problemi. In relazione a ciò io vorrei attrarre l'attenzione del
lettore sulla istituzione dei gruppi di coetanei, usanza molto comune
presso le tribù primitive. Quando il bambino piccolo, a volte con la forza,
lascia il domicilio dei genitori, egli si unisce ad un gruppo di
bambini, che qualche volta si costituisce secondo il sesso. Spesso le cose attinenti al mondo esterno sembrano
ancora frammentarie quando il bambino è esposto a questo ambiente più
esteso: in questi casi dei legami di tipo fusionale tendono a
rimpiazzare la perdita parziale della figura materna. Cioè, nella misura
in cui noi tentiamo di studiare il concetto ed i possibili effetti del
maternage multiplo, dobbiamo inquadrare queste cose nella loro cornice
più ampia, e cioè includervi anche le conseguenze che derivano
dall'appartenenza ad un gruppo di coetanei. Congiungersi con un gruppo di coetanei costituisce un
grosso aiuto in molte società primitive. Ciò vuol dire che il gruppo diviene come un
protettore, una guida, un modello e definisce la base su cui di
costruiscono i legami affettivi. Il lavoro di Verrier Elwin sui Muria della Stato di
Bastar in India centrale ci dà una delle descrizioni più classiche del
fenomeno. Essi hanno istituito una casa dei giovani (ghotul) in cui
ragazze e ragazzi passano il loro tempo allorché sono svezzati. "I piccoli Muria... sono allattati al seno almeno per
due anni ... ma allorché il bambino è tanto grande da poter giocare egli
è considerato anche sufficientemente grande anche per lavorare. Lo
stadio precoce del "mangiare giocando e di giocare mangiando" è
velocemente superato e le bambine ed i bambini devono cominciare a
lavorare in casa... Fin da piccolissimi, tuttavia. i bambini cominciano
ad andare di sera al ghotul ed a condividere, fin dove è possibile, la
vita dei ragazzi e delle ragazze più grandi. La tendenza generale della
società Muria è di trasferire il legame genitore - bambino nel legame
ghotul bambino, e rapidamente per il bambino e la bambina il Sirdar (il
capo dei ragazzi) e la Belosa (la più influente delle ragazze) prendono
il posto del padre e della madre" Noi vediamo da questo esempio come le identificazioni
che permettono la socializzazione siano quasi deliberatamente orientate
verso l'investimento affettivo del gruppo. "I ragazzi membri del gruppo sono chiamati chelik e le
ragazze matiari... Nel ghotul classico ragazzi e ragazze costituiscono
delle coppie più o meno permanenti la cui relazione dura fino al
matrimonio. Spesso essi sono già "sposati" e coabitano nel dormitorio
per molti anni. Nelle forme più moderne di ghotul questi legami
esclusivi sono interdetti ed i partner devono essere continuamente
cambiati. Sembra che inconsciamente i Muria abbiano compreso la
dialettica dell' implicazione emozionale - il conflitto cioè fra energia
libidica ed aggressiva. Sia regolando la società secondo un' organizzazione
istintuale che evita la competizione, sia istituzionalizzando
l'esistenza di legami oggettuali molto estesi in questo modo essi
favoriscono il solidificarsi di una forma di adattamento nella quale il
gruppo funziona da organizzatore. Le componenti dell'Io e del Super-Io, invece di
pervenire armoniosamente ed in maniera indipendente al dominio delle
forze interne e del mondo esterno, sono, in quanto tali, molto
strettamente legate al gruppo. Uno dei contributi più fruttuosi che l'antropologia
psicoanalitica possa dare è di dimostrare come le varie culture, diverse
dalla nostra, possano adattarsi allo sviluppo istintuale del bambino e
quali sono gli effetti delle diverse usanze nelle gratificazioni
istintuali. Ciò che ci viene dalle altre culture sembra indicarci
che, in quelle i cui c'è il maternage multiplo, l'individuo, invece di
dipendere da relazioni di oggetto stabili, si attaccherà a strutture di
introietti più arcaici; i modi secondo i quali avviene l'adattamento e
le stesse forze istintuali in questo caso sono più colorite
affettivamente, nonché in larga misura organizzate attraverso fissazioni
nel processo di identificazione e dipendenza di tipo narcisistico. Per ritornare al nostro tema, lasciatemi ripetere che,
anche se un certo grado di assorbimento del clima affettivo della nostra
biosfera è utile allo sviluppo delle competenze del bambino, intese nel
senso più ampio del termine, un' occhiata alle implicazioni così
diverse, quali quelle che vengono dal maternage multiplo, può introdurre
un insieme di risposte possibili, quali quelle che ho cercato di dare
più sopra parlando dei vari casi che ho esposto. In ogni modo noi potremo servirci delle suggestioni
che ci offre l'istituzione del gruppo di coetanei ed utilizzarle, su
scala minore, per facilitare questo primo passaggio, che può essere
traumatico, dalla casa al gruppo. Si potrebbe, ad esempio, istituire un periodo di
passaggio fra cure familiari e cure che vengono al bambino dall'esterno
riunendo molti bambini in un gruppo centrato sul gioco che serva a
prepararli all'ingresso in istituzioni prescolari diurne. Ciò potrebbe ammortizzare il trauma della separazione
ed il rinnovarsi della prospettiva dello smarrimento e della minaccia
che il bambino ha di fronte a sé nel passaggio ad un mondo diverso, con
le regole essenzialmente diverse, con relazioni ed interazioni
qualitativamente differenti da quelle familiari. In caso di minaccia troppo marcata il bambino avrebbe
così almeno una base alla quale ricorrere all'interno del sistema: il
suo gruppo di coetanei. Ciò
forse lo incoraggerebbe nella ricerca di soluzioni accettabili nel
difficilissimo processo di scambi multilaterali, almeno fino al momento
in cui tali soluzioni potranno essere sostituite da soluzioni più
adeguate. trad. di L. Angelini e D. Bertani) |