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pagine personali - Psicologi al
cinema
Sono andato a trovare Nanni Moretti
di Nicola Artico

l La sala del cinema e’ naturalmente gremita, nella mia citta’ forse lo sarebbe comunque per questo particolare evento, ma tre giorni prima delle elezioni eppoi di queste particolari elezioni, e’ una certezza.Quando Nanni Moretti dopo la proiezione del suo ultimo film entra, muovendo il velluto rosso porpora delle tende alla porta di un cinema ancora classico, in sala c’e’ una specie di ovazione. Lui percorre il centro della sala a passi lunghi, un po’ come nei suoi film. Alcuni spettatori delle file centrali ai lati del corridoio cercano anche le sue mani, si capisce che vogliono toccarlo in un gesto che credo stia a meta’ tra la gratitudine ed il feticismo per il divo. Ho subito pensato, avendo la presunzione di conoscerne abbastanza la psicologia (non foss’altro perche’ ho visto tutti i suoi film compreso il primo inizialmente girato in super 8) che lui fosse gia’ un po’ infastidito per questa manifestazione “tattile” di ammirazione. Del resto quel suo “caro diario, io credo nelle persone, pero' non credo nella maggioranza delle persone. Anche in una societa' piu' decente di questa, mi sa che mi trovero' a mio agio e d'accordo sempre con una minoranza.” appare un logo esistenziale piuttosto chiaro. Il fatto che venga onestamente dichiarato, per me, risulta anche il suo maggior pregio.
Dunque, travestito da psicologo sociale, ero molto interessato di capire come il regista-uomo se la sarebbe cavata nel bagno della “maggioranza delle persone”. Una sala piena contiene sempre dei “medioman” qualunque sia la parte sociopolitica piu’ rappresentata e tanto piu’ in una citta’, sostanzialmente di provincia, come la mia.
Naturalmente c’e’ un presentatore in giacca e cravatta (anche se con abito sportivo) che fa gli onori di casa. Si capisce che anche lui percepisce la particolarita’ ed il successo di questo evento ed introduce le prime domande. Va detto che non appaiono certo travolgenti nei contenuti e nemmeno nello stile. Moretti, che nel frattempo si e’ collocato in fondo alla sala in piedi proprio davanti al proscenio (e’ un cinema teatro), risponde garbatamente alle prime. Tuttavia, quando sembra intuire che il presentatore appare poco capace di stimolare il dibattito in sala, con una mossa rapida ed assolutamente morettiana (ossia poco mediata) dice “adesso sentiamo un po’ cosa hanno da dire gli spettatori”. Di fatto cambiando lui l’agenda della serata.
Ho sempre pensato, per molti e diversi motivi, che non fosse facile rivolgere domande a quel regista-attore. Intimamente convinto di cio’ e per una sorta di curiosa proprieta’ transitiva temevo che anche il pubblico in sala fosse in soggezione. Moretti induce, secondo me suo malgrado, l’impressione che devi fare domande particolarmente acute nei contenuti o almeno brillanti nello stile. Se poi riuscisse in entrambe, un morettiano doc, potrebbe rimanere gratificato di un suo sguardo di ammirazione e gratitudine di ritorno per settimane. Infatti, nel mio profilo psicologico del personaggio, ho sempre annotato che il cineasta nato a Brunico ha una sua fanciullesca ingenuita’. Si capisce subito cosa gli piace e cosa no. Come i bambini. Credo che questo sia uno dei crini su cui il pubblico si divide. Alcuni lo amano proprio per questo ed altri invece trovano questo aspetto irrispettoso ed insopportabile.
Invece, complice forse una certa veracita’, un carattere anarcoide e dunque scarsa attitudine alla soggezione (in qualunque contesto) unite ad una ghiotta occasione, i labronici hanno fatto scorrere un fiume di domande.Un’ ora e poco piu’ sono volate senza nessun tempo morto.
Fin dalle prime risposte e’ emerso subito cio’ che chiunque abbia visto il film credo non abbia difficolta’ ad intuire. Il Caimano non e’ certo un film su Berlusconi. Lo stile e la biografia del Presidente del Consiglio e’ piuttosto un pretesto per parlare degli italiani, di quella “italietta morettiana” che tanto appassiona ed insieme sgomenta chi ha scritto e diretto questo lavoro.Un’ italietta fatta di qualunquismo, di piccole meschinita’, di ammirazione asservita al potere, ma anche di un modo roboante e retorico di essere contro il potere. A questo proposito quando uno spettatore ha introdotto in mezzo ad un suo intervento la locuzione, “sappiamo tutti in quale sistema di potere viviamo”, anche se da lontano, ho ben scorto la smorfia di sofferenza in volto al regista. Moretti non ama il qualunquismo ed il pressappochismo nemmeno quando appare di sinistra.
Il protagonista del film si chiama Bonomo (Silvio Orlando l’oramai alter ego del regista che infatti compare molto poco in questo film). Non penso affatto casuale la scelta di questo cognome. Bonomo, di nome e di fatto, e’ un produttore di film trash-polizieschi anni settanta dai titoli improbabili tipo “Maciste contro Freud”, “Cataratte”. Patetici film di serie B. Film che ti immagini in programmazione in qualche cinemino nel ventre molle della provincia piu’ periferica del nostro lungo paese. Quanto di piu’ lontano da “certo cinema” impegnato degli stessi anni. Tanto per capirsi tutto il cinema italiano di cui Gian Maria Volonte’ e’ stato icona e, non a caso, spesso citato nel Caimano e di cui Silvio Orlando-Bonomo non sa assolutamente nulla. Bonomo e’ proprio un “uomo buono” nel senso piu’ profondo del termine. Non ha la puzza sotto al naso, vuole solo rilanciare la sua disastrata casa di produzione e per questo girerebbe qualunque film. E’ un uomo semplice e del resto, il campano Orlando, il suo modo un po’ goffo di camminare con i piedi a papera, il suo fisico da uomo comune, la sua vita privata problematica anche’essa da uomo comune appare quanto di piu’ lontano sia dal doppio petto berlusconiano che dalle giacche di velluto e le clark della sinistra “intelligente”.
Bonomo non vuole girare un film contro Berlusconi, lui che l’ha anche votato. Bonomo non ha la smania del politicamente corretto. Si arrabbia in auto quando scopre che la sua giovane regista ha una compagna con cui condivide un figlio ottenuto in provetta in una qualche strana clinica. Si arrabbia sinceramente. Chiede “ma come avete fatto!?” e mentre le due divertite mamme si accingono a spiegarglielo le interrompe e dice urlando “no, non voglio nemmeno saperlo, eppoi non sono nemmeno sicuro che capirei!”. Ma il rapporto con la regista alle prime armi continua, affettuso come dall’inizio.Bonomo e’ un personaggio molto “normale”, ma anche molto autentico. Questo forse e’ cio’ che lo divide piu’ profondamente, sembra suggerire il film (e molto cinema morettiano) dall’italietta dei furbetti.
Durante tutta la serata si ascoltera’ solo un intervento piuttosto critico verso questo film e un po’ meno “di sinistra” degli altri. Peraltro piuttosto interessante. A quel punto un mio elegante concittadino ha urlato rivolto a chi stava sviluppando quel ragionamento “ci hai rotto i coglioni”. Per un attimo ho temuto il peggio. Moretti l’ha fulminato con uno sguardo ma la sala aveva gia’ brontolato e non aderito a quel gesto di intolleranza.Io ho provato proprio un fastidio fisico e mi sono ulteriormente convinto di cosa mi piace del cinema di Moretti.
Sento che il suo modo di raccontare l’italia sia pervaso dall’esigenza di contribuire ad una ricostruzione culturale del paese. Di ricostruirlo dalle macerie politiche e forse ancor piu’ psicologiche in cui anch’io penso siamo precipitati. Il male assoluto contro il bene assoluto. L’ostentata incapacita’ di comprendere le ragioni degli altri. La furbizia e la scaltrezza assunta a valore principe.
Nanni Moretti ha detto che questo tipo di comportamenti sociali degli italiani non li ha certo creati Berlusconi ed il suo originale partito. Esistevano gia’, sono stati creati e coltivati forse molto di piu’ dalle sue televisioni. Come dire c’e’ molto piu’ politica in “Ok il prezzo e’ giusto” che in un discorso del Presidente del Consiglio.Poi accettando di rispondere all’unica domanda piu’ direttamente politica su cosa si aspetta da queste elezioni ha detto “che lunedi’ possiamo avere un centro destra normale”.
“Normale”, sia sa’, e’ una parola che gli psicologi maneggiano con grande timore e cautela. Ma l’auspicio del regista del Caimano potrebbe intendersi, allargando a tutti gli schieramenti politici ed alle passioni culturali che attraversano il nostro complicato paese, anche come autentico, vero. Se questo difficile passaggio elettorale ci aiutasse a diventare tutti un po’ piu’ come Bonomo-Silvio Orlando credo che certe profonde ferite nel paese guarirebbero prima. Con notevoli vantaggi per la maggioranza di noi. Comunque la si pensi.
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