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pagine personali - Psiche e società

 
La televisione nel sogno
di Adriano Alloisio
 
Preparando un seminario sul tema dell’influenza della TV sulla nostre psiche, riflettevo su alcune tesi che andavo leggendo nella letteratura, facendomi attrarre in particolare dalle congetture relative al particolare stato semi-ipnotico indotto dal mezzo televisivo: una specie di tabula rasa sulla quale può attecchire acriticamente qualunque contenuto.

Diverse componenti convergenti favorirebbero questo effetto: la quotidianità e domesticità del mezzo, perfettamente inserito nello spazio e nel tempo della casa, la semplicità delle situazioni, la prevedibilità delle trame unitamente all’affezione ai personaggi che ripetitivamente ne sono protagonisti...etc, non starò a ripetere cose che si trovano scritte ovunque. Mi viene però da sottolineare la ‘polarizzazione’ della mente che immagini in rapido mutamento possono indurre, quando la mente non è concentrata su nulla, ma abitata dall’inquieta confusione, dal rumor bianco che spesso ci accompagna nella vita quotidiana. Basta osservare l’attenzione, la fissità con la quale la gente in attesa della metro osserva gli spot proiettati nelle stazioni, anche quando lo spot si semplifica al massimo presentando l’avviso “Treno in arrivo – Non superare la linea gialla di sicurezza”.

La sola rapidità dell’immagine in movimento (ma quando è fissa si è attenti e impazienti in attesa del momento in cui cambierà), anche se l’immagine non contiene messaggi emotivamente connotati, riesce a bypassare i filtri critici del pensiero e polarizzare l’attenzione.

Se poi i messaggi stimolano l’emotività, questa si intrufola nella mente dello spettatore aggirando ogni possibile risposta del soggetto in termini di senso critico, e soprattutto di partecipazione responsabile, in quanto lo spettatore – specie se affondato sul divano di casa sua – per definizione non è chiamato ad agire: può provare delle emozioni (finalmente, dopo un giornata routinaria e insulsa) al netto di qualunque responsabilità. Manager ossessivamente seri durante il giorno, possono piangere come fontane la sera commuovendosi al primo filmetto televisivo estratto a caso dal loro telecomando.

Si potrebbe così riassumere questo quadro: il mezzo televisivo è capace di scindere l’emotività dal pensiero e dall’azione, sottraendo quindi l’emotività alla conflittualità, quella vera che nasce dalla responsabilità dell’azione. La TV ci colloca in uno spazio dove emotività, fantasia e passioni possono venire indotte e svilupparsi senza scatenare veri conflitti, in modo simile allo stato mentale che possono indurre certe sostanze psicotrope.

Armato di questa ipotesi, mi sono messo a consultare il mio archivio di sogni per trovare – nei sogni in cui compare la TV - un eventuale riscontro. Pur sapendo che quando si desidera trovare qualcosa è abbastanza probabile che la si trovi, mi è parso che nei sogni vi siano degli elementi che confortano l’ipotesi stessa, come se il meccanismo venisse adottato dall’inconscio per le sue rappresentazioni notturne: laddove nel testo compare la TV, in genere perchè il racconto si accorge della sua presenza nell’ambiente, la narrazione mette in luce una svolta, consistente in un attutimento del conflitto che la situazione onirica di volta in volta comporterebbe.

Qui di seguito, i sogni in oggetto con qualche commento; resi irriconoscibili dagli autori, appartengono tutti a sognatori diversi, la problematica dei quali non ci interessa – nè sarebbe il caso di esporla in questa sede – in quanto l’attenzione va posta sull’andamento del sogno in funzione della TV. La quale TV non andrà qui vista come un simbolo, bensì come un operatore il cui ingresso sulla scena del sogno appanna la conflittualità.

 

Scelgo di riportare per primo il caso più semplice: la conflittualità di una gara è trasportata sul video, mentre i soggetti non ne vengono coinvolti:

 

Mi trovo in una grande stanza di ospedale. C'era gente  che faceva una gara: distesa su un letto, con un video sopra di loro, si vedevano lì correre, e facevano così una corsa da fermi. C'era del pubblico attorno ai letti. La gara è vinta da una signora bionda, che si fermava lì ad aspettare gli altri.

 

Si osservi nel sogno seguente come l’atmosfera depressiva, coerente con la morte e con il cimitero, improvvisamente si ravvivi, diventi esultazione, con l’apparire del televisore, (sollevando però critiche da altre parti dell’inconscio):

 

Mi trovo in un cimitero  con un’amica che piange perchè si ricorda dei genitori morti. Vediamo una tomba con sopra vari carillons con delle ninne nanne, è la tomba di un bimbo; sopra la tomba c'è un televisore acceso, fanno vedere un uomo, e penso sia il padre del bambino. Scopriamo che è un giocatore famoso ed esultiamo. Ci dicono di non far chiasso perchè siamo in un cimitero.

 

Non è un caso, inoltre, che il televisore, il grande sonnifero delle coscienze, stia accanto ai carillons che suonano le ninna nanne.

Un po’ più complesso cogliere la sintassi di questo sogno:

 

A casa dei miei. A me vien voglia di far l'amore con il mio compagno, che sta seduto sul mio letto, tanto mio padre sta di là in una stanza a guardare la TV.. Ma il mio compagno non ne ha voglia. Sono delusa.

 

Ci sono dunque due stanze: in una un padre guarda la TV,  nell’altra c’è un letto dove una figlia potrebbe fare all’amore con il compagno. Chi sta nella prima stanza non si accorge di quanto avviene nella seconda: certo, perchè si tratta della stessa scena sotto due prospettive diverse: (padre che guarda la TV) = (figlia che sta sul letto con il compagno senza fare all’amore); e il (rapporto padre-TV) = (i due amanti non fanno all’amore), ossia il rapporto con la TV sta al posto del fare all’amore. Dove il fare all’amore qui sarebbe altamente conflittuale in quanto coinvolgerebbe lo sguardo del padre, se non il padre stesso.

Un’altra sognatrice, e però una situazione simile:

 

Sono con mio padre, entrambi nudi, sul letto in posizione di relax davanti a un televisore acceso. Mi metto seduta appoggiandomi alla spalliera e invito mio padre a sedersi davanti a me, con la schiena a me appoggiata. Mio padre interpreta questo come un invito a fare all'amore, al che reagisco. E mi dice: sì, neppure io avevo voglia di farlo. Al che penso: è giusto che non ne abbia voglia, lui lo desidererà con mia madre.

 

Anche qui il rapporto con il televisore sostituisce il fare all’amore, amore certamente conflittuale. Ma osserviamo in particolare il commento finale, che sembrerebbe riportare a una pacificante soluzione di un triangolo edipico: . : è giusto che non ne abbia voglia, lui lo desidererà con mia madre.  Ma cosa sta desiderando in quel momento il padre? Non di fare all’amore con la madre, che non c’è, bensì di continuare a guardare la TV. E’ azzardato supporre che il fare all’amore con la madre equivalga, per il padre, a guardare la TV? Ossia che la TV funzioni come una mamma che addormenta i conflitti?

 

Gli extraterrestri sono entrati in contatto con un giovane; è un ragazzo piuttosto semplice: è allegro, ama stare molto tempo a guardare la TV. Quando lo individuano e lo attraggono verso di loro, lui si trova a volteggiare a mezz'aria o resta impigliato nei rami di un albero. Essi gli hanno dato un blocco di una sostanza simile alla creta, con la quale modellare l'immagine di un essere umano: questo per consentire loro di conoscere e assumere la forma umana.

 

Se gli extraterresti hanno scelto quel giovane dev’essere proprio perchè passa il suo tempo alla TV, e allora non ci vuol molto a immaginare che gli extraterrestri siano proprio coloro che stanno dietro allo schermo, ossia siano la realtà costruita dalla TV stessa. Un mondo che solleva dal suolo, sradica dalla realtà. Tanto che è difficile, da là, conoscere la forma umana, tanto da rendere necessaria una sua ricostruzione sia pure approssimativa. Inquietante il finale, dove si legge l’ansia che la TV possa diventare l’extraterrestre che invade i nostri corpi.

 

Sono in una veranda e guardo la TV, dove c'è una donna in un angolo contro il muro, e qualcuno la spoglia. La donna ha il pene, e se lo toccano gode. Nel frattempo la donna non è più in TV, ma è vera. Mi secca un po' che dalla strada possano vedere tutto ciò. Poi alla donna nasce un bambino, tutto avviene in fretta; l'aiuta un uomo schiacciandole la pancia, e lei è sempre nella stessa posizione. Nasce una bambina, all'inizio si muove, poi diventa di celluloide, ma la gente sembra non accorgersene

 

Prima osservazione: l’assimilazione del guardare la TV a una sorta di masturbazione ‘del pene’, ossia la messa in atto di una funzione che non ha nulla a che fare con un’autentica ricettività.

Seconda osservazione: solo quando la donna esce dalla TV  l’Io del sogno si preoccupa che qualcuno possa vedere, ossia inizia una parvenza di conflittualità.

Solo una parvenza, infine, perchè la donna che era in TV genera una bambina di celluloide: ora però la gente non si accorge più di niente, non si accorge se i bambini, i figli della TV, sono di celluloide o no.

Ma cosa succede quando la TV da accesa viene spenta? Ecco una risposta:

 

Una bambina mongoloide viene a trovarmi e devo occuparmene. Entriamo in una stanza dove c'erano dei bambini e una TV accesa su una gara ciclistica, che viene spenta.Inizia una seduta, alla fine della quale mia madre lancia un allarme, che è arrivata un'inondazione. L'acqua ha già invaso la cantina. La mia preoccupazione è la ricerca degli stivali, che mia sorella vorrebbe andare a cercare in cantina, ma la sconsiglio, affogherebbe.

 

Se viene spenta può iniziare una seduta; non solo, ma proprio in quel momento l’acqua irrompe nella cantina, con il rischio che ci si affoghi: ecco cosa stava a tamponare la TV, la sollecitazione dell’inconscio, che – se sempre tenuto a distanza - può travolgere con i suoi contenuti quando si abbassano le difese collettive.