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Psyco-prof

Primo Psyco-prof Party
1-2 maggio 2004

Del prendersi cura di noi

E' passato un mese esatto dai giorni del PPPP (Primo Psico Prof Party) di Maròla, nelle belle colline a sud di Reggio Emilia. 
(Per chi si fosse messo in onda da poco su questa ML, si tratta del primo incontro tra colleghi iscritti a questa Mailing List : 35 psicologi provenienti da varie regioni italiane.) 
Un mese è un tempo ancora breve, ma sufficiente perché mi venga voglia di parlarne un poco senza sentirmi ancora troppo "caldo" della faccenda. 
Il sottoscritto ne è stato casuale ideatore e, con il fondamentale aiuto di Dino Angelini, ci si è dati anche un minimo di organizzazione. 
Ma chi ha creato l'evento è stato l'intero gruppo, ed in un modo così "corale" come raramente ho sperimentato (ed in un gruppo così numeroso e neo-nato, mai) 
Nel sito della ML si possono vedere delle foto ed un breve testo di presentazione dell'evento. Ma cosa sia avvenuto davvero a Maròla e che cosa sia successo a livello più profondo in chi c'era, non è un racconto che io posso fare: primo perché sarebbe troppo lungo; secondo, perché comunque darei solo il mio personale punto di vista. 
Con questa mail rivolta alla lista voglio esprimere solo qualche mia riflessione, a partire da questo straordinario incontro, e che riguarda il tema "prenderci cura di noi". 
 
Maròla è stato una esperienza di gruppo emotivamente estremamente intensa, come io non avrei mai immaginato. Molto diversa dall'atmosfera formale di un convegno, ma anche molto più significativa di un paio di piacevoli pranzi - cene con colleghi. 
La cosa che mi ha più colpito, fin dalle primissime ore e per tutti e due i giorni, è stata l'elevata spontaneità affettiva. E questo nonostante la (teorica) difficoltà di un primo incontro reale. Infatti i più si conoscevano solo virtualmente, non in carne ed ossa. Quindi tutti noi, poco o tanto, abbiamo dovuto ristrutturare rappresentazioni mentali virtuali che, al cospetto del reale essere umano, si sbriciolavano in mille pezzi per ricomporsi in altri, nuovi modi. Per esempio un collega a cui, in base alla mia lettura delle sue mail, io avevo attribuito almeno 10 anni più di me, s'è rivelato averne circa 15 in meno. Una collega che immaginavo seriosa e piuttosto superegoica, è apparsa una delle più goliardiche ed ironiche. Abbiamo dovuto fare tutti, credo, molta di questa ginnastica mentale e credo che fossimo tutti, poco o tanto, aperti allo scoprire l'altro. C'era dunque l'esplorazione dell'altro e nello stesso tempo molto calore umano : un po' come se l'altro fosse nuovo e abituale nello stesso tempo . 
L'altra cosa importante è che, mentre nel programma era previsto di poter fare più gruppi su un argomento specifico (era stato proposto " Comunicare tra e da psicologi nel virtuale : esperienza nella ML ed altro") il gruppo ha spontaneamente voluto rimanere unico (e, come vi potete immaginare, un gruppo di 35 persone ha una "consistenza" assai particolare) . E, ancora più sorprendentemente, non ha voluto tanto parlare in "astratto", quanto in concreto ed in modo emotivamente significativo. Non si sono viste ne' sentite esibizionistiche disquisizioni teoriche ne' palestre di lotta concettuale fine a se stessa. Il gruppo s'è posto, secondo me, in modo molto autocentrato, spontaneo e tollerante. Nel secondo giorno, due colleghi hanno raccontato dei sogni fatti nella notte, collegandoli al gruppo stesso (cosa che il gruppo ha tranquillamente accolto). 
Come dicevo prima, questa è solo una piccolissima parte di ciò che è avvenuto e, sopratutto, è ciò che io ho vissuto io : ci sono sicuramente mille altre cose che io non nomino per il tempo ma anche perché sicuramente sono state percepite e vissute da altri in modo differente. 
Ciò che mi preme dire qui nel pubblico della ML è che - secondo me - l'esperienza del primo party ha evidenziato un forte bisogno affettivo da parte di noi psicologi. Proprio noi che ci occupiamo, in vario modo ed i diversi contesti, dei bisogni affettivi e relazionali degli altri. La mia percezione è che, se non per tutti, per molti dei 35 lì presenti si è trattato di qualcosa di più di un semplice desiderio di divertimento e compagnia. Nei giorni successivi è iniziato, e tuttora continua, un fitto scambio di mail tra noi, con varie proposte di incontri in estate. Ci sono colleghi che probabilmente si sposteranno di centinaia di chilometri per incontrasi ancora, dopo Maròla. 
Tutto questo mi pare molto importante e una lettura (non so se è giusta, ma è quella che faccio) è che noi che curiamo gli altri abbiamo bisogno di prenderci cura di noi e tra di noi. 
In una mail inviata ai colleghi di Maròla pochi giorni dopo dicevo di avere avvertito nel gruppo il desiderio di appoggio reciproco, di riconoscimento empatico di sostegno narcisistico tra pari. E sottolineavo l'esistenza di due aspetti per spiegare questo tipo di bisogno : 
 
1) il fatto che gli psicologi sono un campione particolare, con una (secondo me) maggiore sensibilità/ fragilità rispetto alla popolazione media (il che ne può essere tanto un punto di debolezza che di forza, a seconda della nostra consapevolezza di questo aspetto); 
 
2) il fatto che il lavoro dello psicologo (come altri, ma forse anche di più) si è fatto - nel corso degli anni - sempre più duro e difficile, con richieste sempre più impegnative da parte dei pazienti/ utenti, aspettative sempre più alte, maggiori complessità dei contesti e dei vincoli giuridici, a fronte di strutture individuali, di coppia, familiare e talvolta anche di comunità che appaiono sempre più fragili (e che chiedono aiuto certo non solo a noi, ma anche e sempre di più a noi psicologi ). 
 
La conseguenza di questi due aspetti è il peso, la fatica ed a volte la solitudine nel quotidiano lavorativo, al di là delle soddisfazioni che pure ci sono. Gli strumenti che ci aiutano a sopportare la fatica del nostro bellissimo ma difficilissimo lavoro sono molti: la supervisione, il training terapeutico personale, un buon rapporto con i colleghi, la formazione e l'aggiornamento, una buona vita affettiva e relazionale extrafamiliare, etc. etc. Ma ognuna di queste condizioni (perché credo sia impossibile goderne di tutte contemporaneamente) non è mai scontata e garantita. 
Credo che la "sorpresa" del Primo Psico Prof Party stia ad indicare che esiste questo bisogno di avere un incontro "umano" ed emotivamente significativo proprio tra colleghi. 
Il fatto che la maggioranza dei convenuti a Maròla voglia ritrovarsi insieme ancora (ed infatti mi accingo a proporre una seconda parte) mi pare testimoniare che questo desiderio sia molto significativo e profondo. 
Mi piacerebbe avere, dai colleghi iscritti a questa ML , dei pareri : non tanto sul PPPP, quanto sulla mia ipotesi relativa al bisogno di prendersi cura di noi da parte di noi stessi psicologi. 
Un cordiale saluto a tutti. 
 
Maròla, un mese dopo
 
1 giugno 2004
 
Fabrizio Rizzi