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Psyco-prof

Primo Psyco-prof Party
1-2 maggio 2004

Continuare a prendersi cura di noi … 
 

Un anno esatto è passato da quel giorno in cui nella Mailing List Psicoprof comparve uno dei tanti messaggi scherzosi, che però quella volta proponeva un esperimento per volontari temerari : un raduno che ci traghettasse dall’ universo virtuale al mondo reale, dall’Astratto al Carnedossa. Successe un mezzo finimondo, con entusiasmi imprevisti di molti che inondarono la lista fino a provocare reazioni infastidite di altri per questo eccesso di successo. Si creò così una sottolista composta dagli esploratori che avevano deciso di tentare questa avventura. Arrivò così Maròla n. 1, trentacinque anime in mezzo all’Appennino romagnolo, in cerca di sé stesse nel Primo Psico Prof Party. Ce ne andammo via dopo due giorni, frastornati di sorprese, di gioco e divertimento. Si continuò poi a comunicare : in Lista e, ancor più, in sottolista. L’estate portò tanti piccoli-grandi incontri individuali in vari luoghi d’Italia, fino poi ad arrivare alla seconda parte, a Maròla n. 2. Dove si cercò di sviluppare anche un pensiero ed un progetto per trasformare questo stare insieme così emozionale in qualcosa di fattuale. Ci trovammo in venti, diciassette dei quali della prima ora. Parlammo a lungo, tutti assieme nel gruppo : molto più, e credo anche molto più in profondità, della prima volta. Avemmo idee ad ondate, che cadevano ai nostri piedi come le castagne del bosco tutto intorno al convento dove eravamo. Non le raccogliemmo tutte, forse perché erano troppe. 
 
Ma io continuo a pensare soprattutto a quell’idea : “prenderci cura di noi stessi”.
 
A Maròla tanto si è dibattuto e riflettuto : prenderci cura di noi più come individui o come categoria professionale ? Od entrambe le cose ? Essere un gruppo che riflette su se stesso e sul nostro lavoro così speciale ? Oppure costituirsi come gruppo che esce nel sociale, nell’universo della professione? Nel gruppo di Maròla, non senza fatica, si è cercato di capire questo e, nel frattempo, si sta tuttora cercando di sviluppare la rete di collegamento – chiamata “intervisione” – che permetta di prenderci cura l’uno dell’altro, di essere davvero solidali e reciprocamente significativi.
 
Nella Mailing List, cui ormai io partecipo solo come spettatore (avendo optato per l’ assenza), trovo invece un deserto freddo attraversato da venti conflittuali (in questo momento anche elettorali) che gettano sabbia negli occhi ed in qualsiasi anfratto del pensiero. Tutto s’impolvera e di conseguenza, qualsiasi ingranaggio ideativo s’ingrippa. La macchina conversazionale si avvita e gira su se stessa. Nemmeno lo scontro ed il litigio sembrano utili, perché tutto è già scritto nel copione. Nessuno molla la sua parte, e così si sa già come va a finire: non occorre leggere più di tanto oltre. Questo è lo scenario prevalente (anche se non unico) che a me sembra di vedere ora. 
 
Forse è per questo che, sempre a mio parere, dovremmo riflettere se “prendersi cura di noi” non voglia dire prima di tutto occuparci delle nostre modalità, a volte così distorte, di comunicare tra di noi. C’è da chiedersi come possiamo comunicare bene con il pubblico se non lo facciamo a partire dal nostro interno. Certe nostre guerre non solo a me sembrano piuttosto inutili, ma soprattutto mi sembrano così piccole. Forse dovremmo anche riflettere sulla peculiarità della comunicazione virtuale via rete, che credo – più facilmente che nel reale – tende a farci confrontare non con l’Altro ma col suo fantasma e, quindi, a favorire l’agìto.
 
Riflettere su se stessi l’ho sempre trovato un buon punto di partenza.
 
Fabrizio Rizzi 11 dicembre 2004