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Psicologia clinica nel pubblico
Esperienze con i minori da un "cantiere" di psicologia pubblica di Enrico Salvi Intervento al Convegno di Trieste Franco Basaglia la comunità possibile - ott. 1998)
Sfondo Il mio percorso professionale è incominciato in Ospedale Psichiatrico ad Arezzo nel 1974. Gli psicologi nei Servizi di Igiene Mentale per adulti e minori ad Arezzo lavoravano soprattutto con i minori; ho così partecipato alla costruzione dei servizi territoriali, occupandomi, oltre alla salute mentale, di integrazione scolastica e sociale dei disabili, di consultori, tossicodipendenze, e delle diverse attività psicologiche nella zona di Cortona in provincia di Arezzo. Nel 1988 mi sono trasferito in Versilia per dirigere l’Unità Operativa di Psicologia, struttura organizzativa autonoma composta da 17 psicologi che si occupa di tutte le problematiche psicologiche del bacino di utenza della U.S.L., sette Comuni per un totale di circa 160.000 abitanti. In questi dieci anni 12663 persone (di cui 2211minori) hanno usufruito di prestazioni psicologiche; nel 1997 i minori sono stati 526, di cui 258 entrati in contatto per la prima volta.
Pratica trasversale e sapere connessionale La specificità dell’U.O. di Psicologia è connotata dal tentativo di superamento della tradizionale divisione verticale dei servizi (psichiatrici, handicap, tossicodipendenze, consultoriali, ecc.) attraverso un lavoro trasversale di connessione all’interno dell’Unità Operativa tra gli psicologi, interno all’Azienda U.S.L. con le altre strutture organizzative, e con l’esterno rappresentato dalla comunità locale. L’attenzione è centrata sugli aspetti metodologici dell’agire professionale, connessa alla nuova centralità dei cittadini nell’organizzazione sociosanitaria. Filo conduttore è il tema delle connessioni e la possibilità della trasposizione delle esperienze basagliane in campi apparentemente diversi, di cui il Convegno internazionale "Franco Basaglia la comunità possibile" è ricco, con una globalizzazione non giocata sul pensiero unico, bensì sul rispetto delle differenze. Per quanto attiene al tema della diversità delle competenze e dei contesti, se l’azione non ha nessi con i discorsi sull’azione stessa tale azione si riduce ad un fare privo di possibilità di riflessione, privo di competenze in quanto per definizione essa è connessa alla possibilità di riflessione. Uno degli insegnamenti di Basaglia è che non si può scindere la riflessione dall’azione; le nostre prassi hanno retto l’urto dei tempi e dopo 25 anni siamo ancora qui a confrontarci, a partire dai diversi ambiti di lavoro, da contesti internazionali, come specificità della "Rete internazionale delle esperienze di sviluppo umano e lotta contro l’esclusione sociale". In questi anni una diversa cultura dei servizi si è nutrita della continua ricerca di connessioni tra i diversi soggetti implicati e della trasversalità degli ambiti di intervento per chi lavora all’interno di una comunità locale; essa rappresenta uno degli antidoti per evitare che i servizi diventino fattore di distorsione se si costituiscono come un’attività rifugio. I servizi non possono ridursi ad essere dei contenitori per le diverse categorie di persone svantaggiate, continuando così ad aggiungere etichette sempre nuove, senza incidere su ciò che rende necessario il rifugio; la logica escludente può anche essere soft, arricchita di tante tecniche di riabilitazione psicosociale o giocata sull’intrattenimento. Questa cultura trasversale si alimenta nella pratica con quanto scaturisce nei diversi contesti di attività, salute mentale, consultoriali e di preparazione alla nascita, integrazione scolastica e lavorativa delle persone disabili, dalle alternative alla istituzionalizzazione dei minori, affidi, adozioni ai rapporti di collaborazione con il Tribunale per i Minori, dalle dipendenze, alla condizione giovanile, alle iniziative di promozione della salute, e così via. Nel lavoro quotidiano cerchiamo di rendere i servizi sociosanitari produttori di opportunità, nel nostro specifico di offrire esperienze di psicologia clinica, della salute, di comunità, dell’organizzazione, attraverso rapporti di collaborazione per Progetti obiettivo (salute mentale, disabili, dipendenze, materno-infantile). In Versilia una psicologa coordina il Gruppo interdisciplinare salute mentale infanzia-adolescenza ed un’altra psicologa il Gruppo interdisciplinare per le persone disabili. Per l’U.O. di Psicologia nel 1997 le attività con i minori hanno rappresentato il 46.7% (26.5% per la salute mentale infanzia ed adolescenza, 11% per i disabili, 9.2% per l’ambito materno-infantile). Nell’ambito della psicologia clinica le prestazioni sono state prime visite, colloqui di valutazione psicologica, psicodiagnosi strumentale, psicoterapie individuali, familiari, di gruppo; indagini psicologiche per il Tribunale per i Minorenni (per adozioni, affidamenti e tutela minorile), attività nel Centro Affidi eterofamiliari; cogestioni terapeutico-abilitative con le altre Unità Operative, incontri delle equipe funzionali per i singoli casi, riunioni psicologi cliniche; così come consulenze ad operatori U.S.L., istituzioni, scuole, organizzazioni, etc.. Nell’ambito della psicologia della salute e di comunità il lavoro ha riguardato i progetti di promozione della salute e di educazione sanitaria (educazione sessuale-sentimentale, Consultorio adolescenti e laboratorio spazio giovani, giovani in condizioni di handicap, disagio giovanile, prevenzione alcol-fumo, AIDS, Corsi di preparazione alla nascita); Centri di Informazione Consulenza C.I.C. nelle scuole; collaborazioni con il Centro Infanzia Adolescenza Famiglia di Camaiore, con la Comunità alloggio e pronta accoglienza per minori ed il Progetto "Una città a misura di bambino" del Comune di Viareggio, con il Progetto "La Rocca" promosso dal Comune di Pietrasanta. Cerchiamo di porre attenzione al rapporto persona-contesto di vita, con una prospettiva di psicologia e psicoterapia concreta, giocata sulla convivenza delle varie componenti che coesistono in un sistema di relazioni e scambi, a partire dalle differenze tra maschile e femminile, senza scindere il corpo dalla mente, gli scambi dalla rete delle relazioni sociali, senza pensare che il vissuto sia legato solo ad una dimensione psicodinamica. Emozioni, cognizioni, azioni sono situate in un ambiente, in un contesto istituzionale, in una situazione temporale. Lo stesso sviluppo, la costruzione di ogni singola persona è connesso a pratiche legate alle varie fasi del ciclo di vita. La "qualità" dei servizi ha componenti relazionali, comunicative, è legata alle soggettività, alle aspettative. La centralità dell’utente, del cittadino, come persona che ha diritto di ricevere risposte in relazione alle sue esigenze richiede sinergie e non moltiplicazione di separatezze, giocate sulla continua domanda "chi si occupa di?". Sedi variabili per gli interventi, flessibilità per l’elaborazione e la programmazione intersettoriale richiedono competenze gestionali-organizzative e non solo economicismo aziendale. Strumento indispensabile è la possibilità di costruire équipes funzionali, flessibili, come "tende mobili", e non tanto servizi come fortezze, con sempre nuove denominazioni, tra cui il cittadino deve scegliere quella giusta per lui. Le situazioni di difficoltà per cui siamo attivati sono contemporaneamente problemi delle diverse equipe sanitarie, dei servizi comunali, così come delle istituzioni scolastiche e delle articolazioni della comunità, al di là delle dichiarazioni autoreferenziali di competenza nella vecchia cultura delle separazioni e degli steccati.
Prospettive, strategie e percorsi La prospettiva in cui ci muoviamo con una pratica non chiusa in logiche settoriali all’interno dell’Azienda sanitaria, di una comunità locale come la Versilia, è quella dello Sviluppo Umano, inteso quale processo di ampliamento delle possibilità di scelta, lavoro di costruzione di alternative, attraverso la formazione delle capacità umane e l’uso delle capacità acquisite. Tuttavia se i livelli di sviluppo raggiunti non riescono ad equilibrare tali due aspetti il risultato è una considerevole frustrazione umana. Le politiche di Sviluppo Umano rappresentano l’impegno a tenere insieme lo sviluppo delle capacità personali e l’arricchimento dei contesti, di cui la possibilità di scelta è uno degli aspetti qualificanti. Un possibile ruolo della "Rete" è far conoscere, fornire la possibilità di scelta tra alternative praticabili, così come cercare di rendere pratica una opzione etica non paternalistica, non parlare in nome degli altri o sugli altri, bensì agire con, assieme e non su, con la presunzione di sapere e di offrire ciò che è bene per l’altro. Le biografie stanno diventando più instabili ed eterogenee, la vita quotidiana frammentata, caratterizzata contemporaneamente da aumenti delle opportunità e dai rischi di trovarsi in difficoltà, incertezze, precarietà, esclusione, non essere parte della comunità di appartenenza. I contributi che possiamo portare come psicologi pubblici si giocano sul tema della convivenza e su percorsi e prestazioni capaci di garantire alle persone diritti di cittadinanza, alleanze e presenza degli operatori per il periodo necessario. Le competenze hanno a che fare con la comprensione e la risoluzione di situazioni conflittuali nell’individuo stesso e in gruppi, nelle relazioni di coppia, famiglia, gruppi di lavoro, collettività. Reputiamo obiettivo dell’intervento pubblico nella sanità concorrere alla riduzione della sofferenza ed al prolungamento e miglioramento della qualità della vita. Ulteriore dimensione è la continua ricerca del senso del limite degli interventi, per una società sostenibile che soddisfi i propri bisogni senza ridurre le prospettive delle generazioni future, soprattutto in un periodo in cui l’onnipotenza tecnologica rischia di farci perdere di vista la dimensione del limite nel rapporto con noi stessi e con gli altri. Nella banalità della vita quotidiana la non attenzione al limite genera polarizzazioni nelle relazioni interpersonali tra il rinchiudersi di uno dei soggetti nel solipsismo del rituale o del virtuale, cioè nel feticcio che nega l’alterità dell’altro (soprattutto se minore), oppure il farsi pervadere dall’altro, al punto di annichilirlo, con la confusione, la collusione, senza possibilità di differenziazione e di identità di genere e di età. In termini riassuntivi mi piace concludere riaffermando un impegno contro ciò che nega dignità, libertà ed affettività. Nei rapporti con bambini e bambine, ragazze e ragazzi, una strada percorribile è rappresentata dallo starli ad ascoltare e favorire l’esercizio del potere misurato a quelle che sono le loro capacità; non trasformarli precocemente in adulti (perché siano il più rapidamente indipendenti) richiede il rendere possibili a loro adeguate possibilità di scelta così come il prendere decisioni per ciò che li riguarda, nei diversi momenti di vita quotidiana.
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