Fra passato e futuro: esperienze d’integrazione formativa fra università e professione

 

di Fabio Vanni e Anna Maria Gibin

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Premessa

 

Il panorama della formazione alla professione di psicologo sta mutando: la riforma universitaria ha istituito due livelli di formazione, triennale e quinquennale, che insieme ai master di primo e secondo livello, ai dottorati, alle specializzazioni, descrivono un panorama più articolato che nel recente passato, ma soprattutto la riforma ha introdotto una forte attenzione alla ricaduta applicativa dei percorsi formativi prevedendo che una parte cospicua di essi siano dedicate ad attività di natura pratica (tirocini, laboratori, esercitazioni, etc).

Questo mutamento, che coinvolge tutta la formazione universitaria, assume significati particolarmente intriganti per la psicologia che ha spesso sofferto del dualismo fra un mondo accademico più votato al rigore metodologico ed alla ricerca pura ma un po’ distaccato dai suoi risvolti applicativi e quindi anche da valutazioni di rilevanza, di fattibilità, etc, ed un mondo professionale più attento al saper fare, alla soluzione dei problemi concreti che la realtà propone, ma non sempre sufficientemente rigoroso e dotato di prospettive di ampio respiro teorico.Si sta inoltre verificando una situazione di tipo concorrenziale fra le varie sedi universitarie che hanno interesse, anche economico, a fornire, o almeno a mostrare di fornire, un prodotto formativo migliore della rivali.

Siamo quindi in una situazione di rapido e significativo mutamento.

Ciò verso cui si va tuttavia non nasce oggi dal nulla ma, come sempre succede, fonda la sua esistenza su antecedenti che erano già presenti nel modello formativo precedente, sia pure in misura più ridotta, e che nel nuovo ordinamento trovano uno sviluppo ed una centralità maggiore che in passato.

Anche con il vecchio ordinamento di studi, infatti, esistevano momenti della formazione di base in psicologia a valenza più pratica: si trattava soprattutto dei tirocini post-lauream e delle cosiddette EPG (Esperienze Pratiche Guidate).

Il vecchio ordinamento peraltro sta, ovviamente, proseguendo lentamente nel suo decorso ed è quindi attualmente presente, in parallelo al nuovo, nelle sedi universitarie e nei luoghi di svolgimento dei tirocini.

Sono oramai circa dieci anni infatti che le suaccennate attività a valenza pratica vengono effettuate presso organizzazioni, pubbliche e private, che operano nei vari ambiti applicativi della psicologia, dalla clinica all’educazione, dal lavoro alla ricerca, etc.

Sono queste organizzazioni, quindi, che sono state chiamate in causa per prime dalla riforma come possibili partner delle università in una partita però ben più consistente di quella giocata fino a ieri.

Era quindi doveroso andare a vedere, per capire che futuro può avere la riforma della formazione di base in psicologia, che risorse possono offrire, in termini di competenze e di motivazione, le organizzazioni sedi di tirocinio nella nostra regione.

Era necessario cioè capire di che pasta è fatta quella seconda gamba della formazione che ha retto fino ad oggi, e si appresta a reggere negli anni futuri, il peso dell’accompagnamento degli studenti in psicologia nella pratica professionale.

La ricerca*, svolta su mandato del Consiglio dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, ha indagato alcuni aspetti dell’esperienza pregressa rispetto ai tirocini post-lauream e la rappresentazione che le organizzazioni stesse hanno del loro futuro prossimo come potenziali partner formativi dell’università

 

 

Metodo della ricerca

 

E’ stato fatto un campionamento delle sedi di tirocinio accreditate dalle due università al 31.12.01 (168 organizzazioni) in modo che fossero rappresentate equamente sia le nove province che le quattro aree disciplinari per le quali gli enti hanno ottenuto il riconoscimento (il totale delle ‘unità formative’, n° aree per n° organizzazioni, è di 359).

Abbiamo poi sorteggiato le unità di ciascun ente arrivando ad individuare 124 unità: hanno risposto alla richiesta d’invio 60 unità, pari quindi al 48,38% del campione individuato. La distribuzione nelle quattro aree disciplinari è molto uniforme: 15 questionari sono ritornati per l’area clinica e dello sviluppo, 14 per l’area della psicologia generale, 16 per la psicologia sociale. Ed anche la distribuzione geografica, che riportiamo, è priva di grandi differenze di adesione fra provincia e provincia. Stante che alcuni enti hanno rappresentato più aree disciplinari gli enti che hanno risposto sono stati 40 su 87 interpellati:

Casella di testo: Distribuzione per area disciplinare:
·         Psicologia Clinica: 15 questionari
·         Psicologia Generale: 14 questionari
·         Psicologia dello Sviluppo: 15 questionari
·         Psicologia Sociale: 16 questionari
 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Distribuzione  per provincia:
·         Bologna: 16 organizzazioni su 32 richieste
·         Ferrara: 3 organizzazioni su 7 richieste
·         Modena: 6 organizzazioni su 16 richieste
·         Parma: 5 organizzazioni su 8 richieste
·         Forlì-Cesena: 10 organizz. su 24 richieste
·         Piacenza: 6 organizzazioni su 8 richieste
·         Reggio Emilia: 4 organizzazioni su 8 richieste
·         Rimini: 7 organizzazioni su 14 richieste
·         Ravenna: 3 organizzazioni su 7 richieste
 

 

 

 

 

 

 

 

Il n° di unità interpellate per provincia è stato definito dividendo le province in scaglioni in base al n° di organizzazioni presenti.

 

Strumento d’indagine e metodo di raccolta dei dati:

 E’ stato costruito un questionario finalizzato alla descrizione quali/quantitativa del l’offerta di tutoring in quell’organizzazione, ed in particolare:

Dell’articolazione delle responsabilità

Delle aree disciplinari accreditate e del loro rilievo formativo

Della capienza utilizzata e potenziale

Dell’impegno dedicato dai singoli tutors e dalle aziende

Dell’impegno richiesto ai tirocinanti

Dei vantaggi e svantaggi percepiti nello svolgimento del tutoring

Delle previsioni e delle aspettative per il prossimo futuro

 Il questionario è stato inviato e ricevuto via mail (in prevalenza), fax e posta ordinaria nel corso del mese di giugno 2002.

 

Analisi dei risultati:

Una prima richiesta che abbiamo formulato riguardava la qualifica del referente dei tirocini post-lauream all’interno dell’azienda:

 

Casella di testo: ·         Qualifica del Referente Aziendale dei Tirocini:
·         Psicologo: 24 org
·        Altra qualifica: 15 org
·         Entrambi: 1 org
 

 

 

 

 

 Questo dato è significativo perché dà un’idea di chi ha la gestione dei tirocini in psicologia nelle aziende.

La richiesta d’indicare le aree disciplinari per le quali le organizzazioni erano riconosciute dalle università ha indicato, con qualche discrepanza dal dato in possesso degli stessi atenei (riportato fra parentesi), i seguenti dati:

Casella di testo: Aree Disciplinari Accreditate:
          Psicologia Generale: 17 (22)
·         Psicologia Clinica: 27 (26)
·         Psicologia Sociale: 30 (30)
·         Psicologia dello Sviluppo: 21 (19)
 

 

 

 

 

  

 v    

  La tabella seguente indica l’anno d’inizio dell’attività di tutoring:

 

1992

   7

1993

    1

1994

1995

   3

1996

   3

1997

   6

1998

   5

1999

   5

2000

   8

2001

   2

 

 

 

 Si può osservare un costante aumento nel tempo delle sedi disponibili.

 Le quattro tabelle seguenti disegnano la capienza delle organizzazioni interpellate sia quantificando i posti attualmente utilizzati che quelli potenziali:

 ·         N° Tirocinanti per ente nel semestre settembre 2001-marzo 2002:

 

N° Organizzazioni

9

7

10

2

4

2

1

1

1

1

1

N° Tirocinanti

0

1

2

3

4

5

10

11

13

17

23

 

·         Totale: 133 tirocinanti

          N° Tirocinanti per ente nel semestre marzo-settembre 2002:

 

N° Organizzazioni

7

9

11

3

4

1

1

1

1

1

N° Tirocinanti

0

1

2

3

4

6

15

21

22

30

 ·         Totale 150 tirocinanti

 Possiamo osservare due tipologie di sedi di tirocinio: una con piccola e piccolissima presenza di tirocinanti post-lauream, diciamo con 1-2 fino a 5-6 tirocinanti presenti, ed una con 10-20, anche 30 tirocinanti presenti.

C’è un aumento fra i due semestri del 12,8% di posti occupati, forse in parte dovuto all’ingresso nel sistema dei tirocini dei primi laureati di Parma.

  N° Tutor disponibili per ente nel semestre marzo-settembre 2002.

 

N° Organizzazioni

21

4

6

1

1

1

1

1

N° Tutor

1

2

3

12

22

24

34

36

 ·         Totale 175 tutor

 ·N° Massimo di tirocinanti ammessi da ogni ente per ogni tutor:

 

N° Enti 

12

23

4

N° Max Tirocinanti per tutor

1

2

+ di 2

           

 

 

Se consideriamo il dato sulla disponibilità di tutor possiamo fare tre considerazioni:

·     Risulta confermata la tipologia bipolare suddetta fra piccoli e grandi

·     Considerando anche la disponibilità per ogni tutor (quarta tabella) risulta una capienza formativa ancora molto elevata, probabilmente non lontana dal doppio dei posti effettivamente impiegati.

·    In alcuni enti il n° di tirocinanti affiancato ad ogni tutor è superiore alle indicazioni dell’Ordine, ma nella stragrande maggioranza vi è un corretto rapporto numerico.

 v      Nella terza parte della ricerca si è indagato sul grado d’impegno dedicato all’attività di tutoring come attività propriamente formativa.

Casella di testo: “Esiste un coordinamento interno delle attività dei tutors?”
 ·         Sì in 25 enti
·         No in 13 enti
·         Non rispondono 2 enti
 

 

 

 

 

 Casella di testo: “Esistono spazi orari che il tutor può dedicare al/ai suo/suoi tirocinanti?” 
Sì in 38 enti
No in 2 enti
 

 

 

 

 

 

Casella di testo: “Se sì, sapreste indicare quante ore settimanali, in media, vengono dedicate a questa attività da parte di ogni tutor?” 
N° Organizzazioni
8
13
5
10
N° Ore
1h
2h
3h
+ di 3h
 
 

 

 

 

 

Ci sembra di poter dire che la presenza di un coordinamento dei tutors e di spazi orari, spesso consistenti, specificamente dedicati ai tirocinanti fanno pensare a percorsi gestiti in modo non casuale, sui quali s’investe una quota piccola ma non insignificante delle risorse delle aziende e degli psicologi ivi operanti.

 v      La quarta parte del lavoro descrive alcuni aspetti del tirocinio dal punto di vista del tirocinante:

Casella di testo: “Esistono attività comuni del gruppo dei tirocinanti espressamente progettate e realizzate per loro?” 
Sì in 21 organizzazioni
No in 18 organizzazioni
Non risponde un organizzazione
 
 

 

 

 

 

 

Casella di testo: “Se sì, che impegno medio settimanale dedica il tirocinante a queste attività?” 
1h in 4 organizzazioni
2h in 6 organizzazioni
3h in 2 organizzazioni
+ di 3 h in 8 organizzazioni
non risponde un organizzazione
 
 

 

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: “Di quante ore settimanali è l’impegno orario complessivo del tirocinante nella vostra struttura?” 
< 15h in 2 enti
da 15 a 25 ore in 30 enti
>25h in 8 enti
 
 

 

 

 

 

 Anche da questi dati emerge, ci sembra, un investimento specifico e, per più di metà degli enti, di non poco conto.

La maggior parte delle strutture chiede inoltre un impegno orario paragonabile ad un part-time, che sembra un buon punto di equilibrio fra l’esigenza di far vivere un’esperienza di lavoro e necessità ‘altre’ (di autonomia economica, di formazione, etc) età-specifiche, comunque presenti e da rispettare.

 v      Nell’ultima parte della ricerca siamo entrati maggiormente nel merito dei contenuti della formazione e delle rappresentazioni che i tutor hanno del loro compito attuale e futuro.

 Abbiamo chiesto intanto che valore ha concretamente per loro una delle poche indicazioni normative concrete sui tirocini post-lauream: quella relativa all’area disciplinare la cui dimensione applicativa viene ad attuarsi nel tirocinio:

 

Casella di testo: “Secondo il vostro parere, nella programmazione delle attività di ciascun tirocinante, che valore hanno le aree disciplinari (psicologia generale, sociale, clinica, dello sviluppo) nelle quali si effettua il tirocinio? (Indicare una sola risposta)”·         Nessun ruolo, è una pura formalità: 4 risposte
·         Un valore minimo, ne teniamo conto: 10 risposte
·         Significativo, è un dato di una certa importanza nel progetto di tirocinio: 15 risposte
·         E’ centrale, è attorno a questo che ruota tutto il tirocinio: 9 risposte
·       Altro: 2 risposte
 

 

 

 

 

 

 

 

La prevalenza delle due risposte intermedie, soprattutto della terza, fanno presumere che questa indicazione venga presa abbastanza sul serio, come un vincolo significativo nel definire il campo delle applicazioni del tirocinante.

 v      Le due domande che seguono volevano indagare i vantaggi e gli svantaggi della presenza dei tirocinanti.

 

 Casella di testo: “Quali sono i vantaggi, i guadagni, che la struttura ed i professionisti che vi operano ricavano dalla presenza di tirocinanti?” (indicare massimo due risposte) 
·         Sono una risorsa importante per gli stimoli e l’entusiasmo che trasmettono: 14 risposte
·         Contribuiscono attivamente e sistematicamente allo svolgimento delle attività: 22 risposte
·         Sono di supporto ai tutors ed alla struttura: 17 risposte
·         Sono uno stimolo ad approfondire e sviluppare nuove e vecchie idee: 19 risposte
·         Altro: 2 risposte
 
 

 

 

 

 

 

 

  Ci pare vada sottolineata la rilevanza del tirocinante per le attività del servizio e del tutor, sia in termini di supporto all’operatività che di stimolo nuovo e vivificante che, ovviamente, d’impegno.

 v      Le ultime due domande sono proiettate nel futuro: con la prima si chiede una ‘previsione’ degli effetti della riforma universitaria sul rapporto con gli enti e con la seconda si chiede di esprimere gli ‘auspici’, i desideri a questo stesso proposito.

 Casella di testo: “Con la riforma universitaria le attività pratiche, di tirocinio, etc non saranno più successive alla laurea, bensì verranno svolte fin quasi dall’inizio del corso di laurea triennale,  e proseguiranno nel biennio successivo, saranno quantitativamente molto più consistenti e mirate a far apprendere un ‘saper fare’.
Quali differenze di ruolo prevedete svolgeranno gli enti sede di tali tirocini rispetto al ruolo attuale?” (indicare massimo due risposte)
·         Nessuna differenza, cambierà poco rispetto ad adesso: 4 risposte
·         Sarà minore l’apporto dei tirocinanti ai tutors ed ai servizi: saranno infatti più inesperti, più giovani e permarranno nei servizi periodi di tempo molto brevi: 11 risposte
·         Gli studenti trascorreranno molto più tempo nei servizi, quindi li conosceranno meglio e li sapranno apprezzare di più per le competenze in essi presenti: 17 risposte
·         Si passerà da un ruolo di ‘padroni di casa’ più o meno accoglienti e disponibili  con i tirocinanti ad un ruolo di ‘co-attori della formazione’ insieme all’università: 18 risposte
·         Ci sarà una disponibiltà molto minore degli enti ad ospitare tirocinanti, se non verranno incentivati a farlo: 12 risposte
·         Dato che gli studenti saranno portatori di un ‘saper fare’, ci saranno più concretamente utili di adesso: 1 risposta
·         Altro: 4 risposte.
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riteniamo che sarà un problema serio riuscire ad accogliere, sostenere e lavorare con tirocinanti……….” scrive un ente nelle risposte ‘Altro’, e ci pare che questo sintetizzi bene i timori di un impegno che però viene sentito, nella stragrande maggioranza dei casi, come oramai anche proprio compito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma l’aspettativa più significativa sembra essere quella di costituire un’alleanza con l’Università nello svolgimento della funzione formativa, collaborazione che individua con chiarezza in quest’ultima il polo di riferimento delle competenze, della guida di ciò che viene svolto nel tutoring, attribuendo ai tutor però una piena legittimazione formale.

 v      Riportiamo infine alcune considerazioni e commenti che i colleghi hanno voluto aggiungere a conclusione dell’inchiesta e che abbiamo scelto come maggiormente esemplificativi:

 Università e servizi (finalmente) apprenderanno a lavorare assieme; così forse si faranno pratiche basate sulla valutazione”

“Sarebbe utile e costruttivo il rapporto con referenti dell’Università per coordinare i processi e gli obiettivi”

“La riforma universitaria introduce cambiamenti importanti per gli psicologi: potrebbe essere un’occasione, se adeguatamente sfruttata dalle parti in campo, per fornire ai giovani psicologi, junior e senior, una formazione non solo colta ma anche più radicata nella concretezza operativa e dunque più immediatamente fruibile”

“Ritengo che, per lo studente, avere la possibilità di poter effettuare tirocini in servizi/Enti diversi è ricchezza esperienziale da cui poter trarre valutazioni per le future scelte professionali. Così al contempo, seppur aggiungendo impegno all’orario lavorativo, credo sia ricchezza  per il professionista che ricopre il ruolo di Tutor. Quello che sento di sottolineare come dato negativo è la dispersione/non riconoscimento del “prodotto” costruito durante il periodo del tirocinio, attraverso la relazione instaurata con il Tutor, e la formazione effettuata allo studente. Oltre agli ONERI quali ONORI? Quali titoli per essere tutor e quali per essere formatore?”

“Le esperienze sinora svolte sono state nella quasi totalità pienamente soddisfacenti e proficue sul piano professionale e umano. I giovani psicologi lasciano la nostra struttura consapevoli di aver appreso un metodo ed uno stile di lavoro, di aver incontrato “modelli” lavorativi cui potersi ispirare;  questo ci onora e gratifica. Quando iniziano l’impressione è che questo tirocinio sia un peso, qualcosa da fare per….-. ma di cui si farebbe volentieri a meno. Alla fine mi pare di cogliere una consapevolezza diversa rispetto all’utilità dei mesi impegnati nel tirocinio. Ritengo sia questa una dimensione da potenziare. L’elemento economico non è da sottovalutare visto che per seguire scrupolosamente questa formazione vengono impiegate preziose risorse che per Centri Privati costituiscono un costo sensibile”.

 

 Considerazioni conclusive:

 Proviamo, in conclusione, ad evidenziare alcuni aspetti della ricerca che ci sembra possano essere euristicamente proficui.

 Consentiteci l’uso di una metafora: la nostra professione è relativamente giovane.

Nella sua veste formalizzata essa è nata nel febbraio 1989: è dunque all’ingresso nella sua adolescenza; è normale quindi che abbia pensato poco, fino ad oggi, alla sua genitorialità; è normale che abbia avuto, nel primo decennio della sua vita, bisogni maggiormente autofondativi ed autocostitutivi che non hanno lasciato molto spazio alla preoccupazione per le generazioni successive, presa come è stata dal farsi spazio nel mondo.

Ma oggi la nostra generatività, da buoni adolescenti, sta emergendo in modo prorompente: basti pensare al proliferare di corsi di laurea in psicologia e d’iscritti ad essi al quale abbiamo assistito negli ultimi anni.

D’altra parte l’esercizio effettivo di una funzione genitoriale si è esteso, per certi versi implicitamente, in maniera esponenziale sia con l’aumento dei docenti dei corsi di laurea stessi sia, appunto, con le funzioni di tutorship esercitate da colleghi di migliaia di enti, aziende, etc su tutto il territorio nazionale.

Ma potremmo dire, continuando ad utilizzare la metafora adolescenziale, che non sempre l’aumentata potenzialità generativa è stata accompagnata da una più matura capacità di gestione della stessa.

 Ci pare che ciò di cui ci occupiamo qui sia proprio un aspetto di questa questione: come un gruppo professionale, che è oramai abbastanza grande per pensarlo, può darsi un futuro: che ruoli devono assumere alcune parti di esso, che scenario vuol disegnare.

Se torniamo alla ricerca vediamo infatti che il problema centrale che ci sembra emergere è costituito proprio, da un lato, dalla fatica e, dall’altro, dal desiderio, del riconoscimento della propria funzione formativa-generativa.

La fatica del sentirsi legittimati a formare i futuri psicologi la si coglie prima di tutto nella difficoltà, che abbiamo incontrato, di coinvolgere i colleghi nella riflessione sul tema: nonostante il lavoro capillare, quasi porta a porta, condotto dal gruppo di ricerca, ancora troppe, più del 50%, sono le sedi di tirocinio, e dunque i colleghi referenti, che non hanno aderito alla richiesta di fornire i loro dati e le loro idee.

 Ma d’altra parte chi lo ha fatto, l’altro quasi 50%, ci è sembrato portasse esperienze e riflessioni non improvvisate o estemporanee, ma cogliesse invece volentieri l’occasione di poter, finalmente, dire la sua su questa fetta di attività sulla quale sta faticosamente, ecco ancora la fatica, lavorando da anni.

Molti gruppi di lavoro hanno, in molti casi, costruito spazi di formazione all’interno di Servizi, Enti, Aziende con finalità altre rispetto a quella formativa, in contesti quindi tendenzialmente ostacolanti più che facilitanti, con un sostegno esterno, da parte dell’Università, della Regione, dell’Ordine, che in passato è stato veramente molto modesto e con un mandato sociale, dunque, molto debole.

 Oggi finalmente qualcuno chiede loro di esprimersi e loro svelano un pensiero che mostra spesso una rappresentazione responsabile, aggiornata, disponibile, una rappresentazione matura, per riprendere la metafora evolutiva, delle potenzialità e dei limiti della situazione attuale e futura, ma soprattutto, ci sembra, un forte desiderio di essere legittimati proprio dalla comunità degli psicologi, prima ancora che dalla più ampia comunità sociale.

E’ un po’ come se dicessero: “Abbiamo lavorato per anni nell’ombra, facendo cose che oggi è chiaro quanto sono importanti; i tempi sono maturi per valorizzare la parte ‘sul campo’ della formazione dello psicologo: noi siamo pronti a fare la nostra parte.”

Ma si dice anche: “Non lo vogliamo e non lo possiamo fare da soli: lo vogliamo fare con l’Università; vogliamo cioè costruire una partnership con le Facoltà ed i Dipartimenti di psicologia per la formazione degli psicologi di domani nella quale siamo disponibili ad assumerci almeno una parte della tutorship delle work experiences.

Ci pare che la giornata di oggi sia stata costruita anche per dare risposte a queste interessanti offerte.

 

*Vogliamo qui ringraziare le psicologhe tirocinanti Noemi Calabrese e Francesca Strano che ci hanno coadiuvato utilmente nella realizzazione della ricerca e che riteniamo abbiano svolto, in tal modo, un segmento proficuo del loro tirocinio post-lauream in psicologia.

 

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