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tirocinio e tutoring

Esperienza di Tirocinanti in Psicologia in Centri di Salute
 Bruno Raposo Ferreira
            
Nell’essere stato invitato a partecipare a questa tavola rotonda, sotto il titolo “Esperienza di Tirocinanti in Psicologia in Centri di Salute”, mi sono sentito spinto in un movimento di resistenza a considerare la parola esperienza cosi simile nella forma e sonorità con la parola esistenza e la parola sapienza, movimento che mi porta indubbiamente a dubitare dell’interesse e legittimità del pensiero a pubblicare.Credo, ciò nonostante, che il segno caratterizzante e rilevante di un tirocinio in psicologia, cosi come quello del quotidiano dello psicologo, sia l’esperienza riflessiva.Auto-riflessiva, su di Sé e sul mondo circondante, sull’altro e sul mondo da lui sperimentato. Da questo punto di vista lo psicologo è in primis quello che riflette, eseguendo in un secondo momento della sua azione professionale la derivata del pensiero riflessivo. Non dovrebbe essere questa la condizione universale dell’Umano? Riprendiamo la parola esperienza, che ci dà conto della praxis di vita, lunga praxis, conoscenza, osservazione, verifica, tentativo e sperimentazione. Vi chiedo, perciò per quello che ho detto prima, che prendiate i miei appunti nel senso di osservazione e di tentativo. Per giustificare il metodo attraverso il quale ho scelto di comunicarvi, desidero approdare ad altre due considerazioni: a) parlare di un’esperienza, richiede capacità di pensare; b) le esperienze sono prima provate nella pelle, non sono fuori, sono all’interno di noi stessi ed a volte si trovano nel limbo, inaccessibile perciò al pensiero e alla parola. Il tirocinio scolastico, all’interno del percorso formativo, è il primo momento di tipo professionale con il quale lo studente di psicologia si confronta. Sono perciò frequenti e forse necessari momenti di dispersione e d’integrazione, accelerati dai diversi livelli d’ansietà tipici dei nuovi scenari, che esigono una funzione pensante trasformatrice in ricerca di pensieri sempre più “adattati” alle esigenze. Spesso, questa funzione pensante del singolo individuo è addestrata e migliorata nello spazio dedicato alla supervisione di tirocinio. Il tirocinio da me realizzato nel Centro di Salute della Parede, ebbe la durata di un anno circa, ed è trascorso sotto l’orientamento e supervisione della Dott.ssa Isabel Trindade, responsabile del servizio di psicologia. L’esistenza di uno spazio di consultazione psicologica organizzato e con diversi anni d’implementazione ha facilitato la mia integrazione e la conoscenza del funzionamento dell’istituzione, del suo luogo strategico all’interno delle articolazioni nella rete dei servizi per la salute, sociali e scolastici. Il tirocinio si è suddiviso in due momenti distinti. Il primo, circa un mese e mezzo, è servito all’ambientazione alla realtà del Centro di Salute; i diversi servizi esistenti con i suoi operatori, le loro funzionalità ed obiettivi specifici, le gerarchie istituzionali, le loro configurazioni all’interno del Sistema Nazionale di Salute come la definizione/delimitazione del ruolo dello psicologo all’interno di questo contesto. Questa esperienza, anche se diversa nella sua specificità, non costituisce un “bagaglio” formativo di minore rilievo per lo psicologo, nella costruzione graduale della sua identità. Quando pensata e riflettuta costituisce un’esperienza da cui si può imparare insieme ad altri colleghi ed insegnanti, e ne delimita concretamente quello spazio di ansietà pervasive di chi spesso in partenza si trova insicuro sul fare. Per sottolineare una delle acquisizioni avvenute in questo primo momento, sarebbe importante richiamare il discorso intorno al ruolo che lo psicologo può venire ad intraprendere nel sollecitare l’attenzione delle istituzioni verso gli aspetti psico-relazionali delle pratiche di salute, il rapporto tra operatore di salute ed utente, nonchè il rapporto tra operatori all’interno delle equipe, sempre più multidisciplinari. In una prospettiva d’istituzione per la salute, allo sviluppare strategie d’intervento nel campo dei sistemi dinamici delle relazioni tra tecnici e tra tecnici ed utenza, lo psicologo non fa altro che lavorare per la salute, oltre che migliorare la qualità dei servizi, e forse promuovere la politica di riduzione delle spese, là dove può essere determinata da inefficienti sistemi organizzativi. Il secondo momento del mio tirocinio, ebbe inizio con le prime consultazioni. Gli interventi psicologici si sono inseriti in due ambiti diversi. Quello della consultazione e consulenza psicologica, e quello della promozione della qualità ed umanizzazione dei servizi.
La consultazione in psicologia all’interno del Centro di Salute è caratterizzata dalla funzione assistenziale, legata agli altri servizi e progetti del centro, con protocolli d’invio (per esempio con i medici di famiglia), attraverso la quale si cerca di dare risposta ai diversi fabbisogni di un’utenza variegata, con le più disparate richieste e problematiche. Come è semplice capire la consultazione in psicologia riceve utenza di tutte le età ed accoglie una vasta area di problematiche che hanno a che fare con il disagio psichico. Lo psicologo è perciò “esposto” ad una vasta pluralità di funzionamenti psichici, di cui deve essere consapevole e pian piano adattarsi. Ecco un altro aspetto di cui la supervisione si deve occupare. La mia esperienza clinica si è centrata sull’infanzia e l’adolescenza. Spesso i bambini e gli adolescenti venivano inviati dal medico di famiglia o attraverso segnalazioni dei progetti per la salute scolastica (elementari, medie e prime superiori). In questo modo, fu frequente realizzare valutazioni psicologiche strumentali e quando necessario, tenendo conto della specificità di ogni caso, procedere con restituzione ed intervento con la famiglia oppure consulenza e supporto psicologico o psicoterapia di appoggio individuale. Il numero totale di casi seguiti fu di 21, 13 di sesso maschile ed 8 di sesso femminile. Per quanto riguarda l’età, 10 utenti erano bambini (età inferiore a 10 anni), 10 preadolescenti o adolescenti (età superiore a 10 anni) e soltanto 1 era un giovane adulto (età superiore ai 18 anni). Ho realizzato 10 valutazioni psicologiche strumentali, 13 consulenze psicologiche (vedere nota 3), 8 restituzioni ed interventi con la famiglia, 5 prime sedute. Complessivamente ho realizzato 96 colloqui psicologici. E’ grande la varietà di problematiche che possono emergere come motivazione scatenante della richiesta di aiuto in psicologia nei centri di salute, ne riferirò a titolo di esempio, alcune che durante il mio tirocinio motivarono l’intervento in psicologia; difficoltà scolastiche, dislessia, condotta di isolamento sociale, comportamenti aggressivi, iperattività, ecc.. Non ci possiamo dimenticare che queste problematiche sono nella maggiore parte sintomatologia reattiva, a volte nascondono delle difficoltà a livello più profondo del funzionamento mentale, aspetti affettivo-cognitivi inerenti alle dinamiche relazionali che devono essere comprese in ordine all’età evolutiva, ponendosi a volte in relazione alla psicopatologia più o meno severa, ovviamente dipendenti dal sistema culturale e schemi relazionali con i quali i soggetti “costruiscono” i rapporti. Anche da queste dimensioni è determinato l’intervenire dello psicologo. E’ compito dello psicologo procedere con minuziosa attenzione, nella prospettiva costante di valutazione, anche dell’evoluzione dei casi che ha in carico, tenendo conto che la consultazione nei centri di salute è uno spazio privilegiato per l’ingaggio, l’invio e la prevenzione del disagio, data la sua localizzazione di prossimità alla popolazione in generale e la sua posizione di riferimento nella rete dei servizi.Come ho detto prima, nel tirocinio ho partecipato al progetto di qualità ed umanizzazione dei servizi, specificamente nella Guida d’accoglienza dell’utente, progetto sviluppato tramite collaborazione tra l’Amministrazione Regionale della Salute, Regione Lisboa e Vale do Tejo ed i rispettivi Centri di Salute. La nostra funzione è consistita nel procedere alla raccolta ed organizzazione dell’informazione utile per la futura Guida. Inoltre, abbiamo partecipato all’applicazione di un questionario d’indagine sul grado di soddisfazione dell’utenza del Centro di Salute della Parede. Questo questionario fu elaborato insieme al Centro di Studi e Ricerca in salute della Facoltà di Economia della Università di Coimbra ed dal Ministero della Salute - Regione Lisboa e Vale do Tejo. 
Trattenendomi ancora un po’ sull’argomento dell’intervento psicologico nei centri di salute mi piacerebbe aggiungere qualche considerazione. Non è per caso che mi riferisco allo psicologo senza altra specificazione. Sappiamo che la psicologia della salute “si sviluppa e si realizza con molteplici contributi della scienza psicologica: clinici, pedagogici, sociali, organizzazionali, psicobiologici e comunitari, tra altri” (Teixeira, 1999), cosi è anche per l’ampio ambito di intervento della psicologia nei centri di salute, come ci hanno riportato Trindade (1999) e Teixeira (1999). Ma come sarà all’interno della consultazione di psicologia nei centri di salute? Sono d’accordo con Trindade (1999), quando afferma che è nella consultazione in psicologia “che è necessaria l’integrazione del paradigma clinico con i fattori che influenzano lo sviluppo ed il cambiamento del comportamento per la salute, a tal punto che lo stile di vita del soggetto sia considerato nel contesto delle interrelazioni dinamiche stabilite nell’ambiente famigliare, lavorativo, sociale e fisico e potrà condurre al bisogno d’interventi a diversi livelli”. Sarà allora nello spazio e con gli obiettivi specifici della consultazione in psicologia, che è richiesta allo psicologo l’identità ed il dominio del metodo della psicologia clinica? E quale sarà questo”sguardo” proprio della psicologia clinica? La psicologia clinica è un’attività pratica, con corpo teorico e metodo proprio. Secondo Pedinielli (1994), può essere definita come la sottodisciplina della psicologia che ha come obiettivo lo studio, la valutazione, la diagnosi, il sostegno, il trattamento della sofferenza psichica, dei traumi, degli eventi di vita che causano malessere interno e si fonda su metodi clinici, tra cui lo studio di caso, l’osservazione dei comportamenti e l’analisi del discorso, senza ricorrere alla sperimentazione. La psicologia clinica nell’ambito dell’istituzione di salute, non può che privilegiare la singolarità del soggetto e la relazione, essendo questa sua speciale attenzione il garante del rigore metodologico, sia nella raccolta dell’informazione (l’uso degli strumenti di valutazione), sia nella cura/sostegno di qui si sottopone all’intervento. Fa uso dell’osservazione, dei tests, della tecnica di colloquio, ecc., che insieme non fanno che raccogliere l’informazione sulla persona che ci pone un problema o esprime una sofferenza. Perciò il lavoro dello psicologo clinico si realizza nella cornice specifica di una cultura che ha come obiettivo la soggettività dell’individuo ed il mondo da lui sperimentato. Sul versante della clinica il suo anello è la cura, sul versante scientifico la sua domanda è la verità del soggetto, che vanno ricercate all’interno del quadro relazionale di due soggettività, cioè, la persona che assume il ruolo di clinico e la persona che veste i panni dell’utente. Per queste ragioni la psicologia clinica, come modello, richiama per se stessa una funzione importante nella consultazione psicologica all’interno dei centri di salute, nonostante ciò “non sarà gradita a greci ed a troiani”. Di fronte al legittimo desiderio ma anche all’imperiosa realtà, non sono poche le complicazioni con cui gli psicologi clinici si dibattono. Tutti riconosciamo le immense difficoltà della psicologia ad integrarsi come professione, ma anche come cultura, all’interno del tessuto sociale, o anche per assumersi (emanciparsi) nel quadro delle carriere dei tecnici superiori di salute. Conosciamo la realtà politico-economica, il funzionamento pubblico che danno una coloritura particolare al Sistema Nazionale di Salute, ed il predominio del modello medico, la concezione di malattia e di sintomo, di velocità ed efficacia degli interventi, le liste d’attesa, ecc. che in un tutto, concorrono giorno dopo giorno ad un ripensamento della nostra identità professionale e del lavoro che facciamo.A tutti gli effetti, è uno confronto dialettico. Forse bisogna arrivare al punto di chiedersi, se è questa la psicologia clinica che la consultazione psicologica dei centri di salute vuole, o vice versa, se sono queste le consultazioni psicologiche che la psicologia clinica vuole realizzare. Penso di no. Non pongo la tensione in “un noi contro di loro ed un loro contro di noi”, cosa che tra altro ostacolerebbe il confronto dialettico. Penso che in primis, la tensione deva nascere tra “un noi verso noi stessi”, studiando e relazionandosi intimamente con la nostra identità di psicologi clinici, sviluppando sempre di più un discorso fondato sul nostro “punto di vista” e sapere, riconoscendoci nelle nostre limitazioni e pregi, ma soprattutto affermando e rilevando l’importanza del nostro pensare e fare, all’interno della collaborazione inter-professionale, mantenendo cosi la salutare distinzione dei saperi e dei mezzi dei diversi tecnici di salute. Non possiamo perciò fuggire da quello che ci definisce, a favore di un’integrazione, non possiamo poi diventare anche un po’ infermieri, assistenti sociali, medici, ostetriche, in un fare fasullo di burattinaio dei nostri stessi conflitti adattativi.Sarà anche importante riconoscere le differenze epistemologiche, di metodi ed obiettivi, tra l’intervenirne clinico specifico della consultazione in psicologia e l’intervento dello psicologo nei non meno importanti, ambiti dei progetti di promozione e prevenzione alla salute, cure primarie, gruppi di qualità ed umanizzazione, attività di formazione e ricerca, ecc., anche se questi sono spesso collegatati a livello programmatico dei servizi.Per concludere, il tirocinio è stato un’esperienza molto gratificante, nella misura in cui ha costituito un momento, spazio di crescita personale, accademica e professionale. Come psicologo ha permesso di sviluppare delle competenze specifiche all’intervento in centri di salute e alla consultazione di psicologia, come la possibilità di mettere in atto l’insieme d’acquisizioni fatte lungo gli anni di formazione universitaria, confrontandomi con i miei limiti. 
Bibliografia
Bion, W. (1970). Attention and Interpretation. A scientific approach to insight in psycho-analysis and groups. London: Karnac Books, 1984.
 
Carvalho Teixeira, T.A. (1999). Formação em Psicologia e cuidados de saúde primários. Analise Psicológica, 17 (3), 577-582.
 
Pedinielli, J. (1994). Introdução à psicologia clinica. Lisboa: Climepsi Editores, 1999.
 
Trindade, I. (1999). Competência do psicólogo nos cuidados de saúde primários. Analise Psicologia, 17 (3), 569-581.  
 
- Tirocinante nell’anno scolastico 1998/99 (ISPA) nel Centro di Salute della Parede- Mi riferisco al concetto di pubblicazione in Bion (1970).
Tecnica di supporto psicologico che in Portogallo, influenzato dalla tradizione francese, viene ritenuta specificità dello psicologo clinico.